LA CLASSIFICA

Advisor, Mediobanca è solo quinta

Per Mergermarket, l'istituto non tocca la vetta del mercato M&A dal 2009.

Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca

Non bastassero i grattacapi legati alla vicenda del riassetto di Fonsai, e il crollo del valore del titolo (con la capotalizzazione che si è ridotta dell’80% in sei anni) Mediobanca, quest’anno, rischia di dover fare i conti per la terza volta di seguito con la perdita del primato nel proprio primario campo di attività: il merchant banking.
Già, perché è dal 2009 che Piazzetta Cuccia non si piazza più alla testa della classifica (per valore) delle banche d’affari impegnate sulle operazioni di fusione e acquisizione elaborata da Mergermarket.
QUINTO POSTO NEI PRIMI 7 MESI DEL 2012. Nei primi sette mesi di quest’anno, Mediobanca ha seguito 11 operazioni per un valore complessivo di 8,571 miliardi di euro. Un risultato che la fa piazzare al quinto posto provvisorio dietro a Leonardo & Co (quarta con 6 operazioni per 8,641 miliardi), Lazard (terza con 7 deal per 9,191 miliardi), Rotschild (seconda, 11 operazioni per 11,579 miliardi) e Morgan Stanley (prima con 7 operazioni pari a un valore complessivo di 12,371 miliardi).
Considerato il rapporto tra numero di operazioni seguite e valore complessivo, si vede che i deal che hanno impegnato i banchieri del salotto buono non sono stati (sempre) i più ricchi  in circolazione.
L’OPERAZIONE PIU’ RILEVANTE E’ LA CESSIONE DI SNAM. Megermarket, classifica gli advisor in base alle operazioni annunciate. Così, sul bilancio dell’attività di Mediobanca nei primi sette mesi dell’anno, l’operazione più rilevante risulta  la cessione del 30% di Snam da parte di Eni: un deal da 3,5 miliardi di euro. Fra le operazioni già chiuse, invece, possiamo citare la cessione di Valentino Fashion Group da parte di Permira agli emiri del Qatar del fondo Mayhoola, chiusa per 729 milioni; e l’acquisizione di Lactalis American Group, da parte di Parmalat, altra operazione da più di 700 milioni. Quest’ultimo mandato, però, ha attirato l’attenzione della Consob che, in questo caso, ha voluto approfondire le ragioni per cui la merchant bank guidata da Alberto Nagel su Parmalat si è ritrovata a giocare in due ruoli distinti. Mediobanca, infatti, fa parte del pool di banche che il 25 aprile 2011 avevano erogato a Bsa Finances un prestito sindacato di 6,7 miliardi per finanziare l’Opa sulla Parmalat.
SEI POSIZIONI RECUPERATE RISPETTO A LUGLIO 2011. Di Poitivo, va detto, c’è il fatto che il risultato di questi primi sette mesi del 2012 appare nettamente migliore di quello dell’analogo periodo del 2011 quando Mediobanca risultava dodicesima in classifica con 18 operazioni pari a un valore complessivo di appena 3,7 miliardi. Un risultato che si poneva in linea con quello riferito allo stesso periodo ma dell’anno precedente (10 operazioni per 3,3 miliardi).
Se invece si va a guardare la perfromance dell’istituto al luglio del 2009 si ha chiaramente l’idea del terreno che c’è ancora da recuperare: tre anni fa, Mediobanca aveve all’attivo già 14 operazioni per un valore complessivo di quasi 23 miliardi (22,964 miliardi, per la precisione).
LEONARDO, MENO VOLUME E PIU’ VALORE. Infine, guardando alla top 10 elaborata da Mergermarket, le uniche altre banche italiane in classifica, al 31 luglio, sono la Leonardo & Co di Gerardo Braggiotti (considerato da alcuni offervatori come possibile nuovo presidente di piazzetta Cuccia) e Banca Imi. La prima, con ben cinque operazioni in meno rispetto a Mediobaca, risulta attiva su deal per un valore complessivamente superiore e pari a 8,641 miliardi.
Banca Imi, invece, si piazza al decimo posto con sei operazioni per un valore pari a 2,9 miliardi.

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