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Banche, caccia ai conti e fuga dai crediti

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Gli istituti di credito offrono tassi elevati e gadget per conquistare correntisti.

Banche in competizione per accaparrarsi la liquidità disponibile, mentre si trovano al bivio tra fare aumenti di capitale o ridurre gli asset. «La riduzione del credito a breve è il modo più semplice e veloce per ricreare la liquidità ed è il classico esempio di credit crunch», spiega a Economiaweb.it Fabio De Gaspari, proprietary trader di Invest Banca, «mentre un’altra possibilità è data dal reperire sul mercato la liquidità».
Ma a quale prezzo e, soprattutto, investendo su chi?
DEPOSITI COME FORMA DI RACCOLTA. In soccorso possono intervenire i depositi. «I depositi sono la forma perfetta di raccolta», illustra Stefano Caselli, docente della Bocconi. In un momento in cui le banche hanno sempre più bisogno di fare raccolta, ma la raccolta diventa sempre più bassa, per la difficoltà a effettuare aumenti di capitale o per un mercato interbancario sempre più costoso, «gli istituti di credito, pur di accaparrarsi un numero maggiore di clienti, sono disposti a pagare di più, offrendo tassi più elevati o ricorrendo a forme più spettacolari di promozioni, come l’utilizzo dei concorsi a premi», aggiunge Caselli.
COMPETIZIONE A COLPI D’INTERESSI. Il panorama italiano è pieno di questi casi. Che Banca (tasso al 4%), Ing (4,20%), Unicredit (4,25% per il conto Genius Smart), Ibl (4,50% sulle somme vincolate e 3,55% sulle somme libere) e Banca Ifis (dal 2,50 al 4,80% con il deposito Rendimax) sono solo alcuni degli istituti che hanno scelto la strada di offrire dei conti molto remunerativi. Altri, come Mediolanum, hanno invece affiancato al tasso elevato (4,25%) anche un concorso a premi, mettendo in palio I-pad e buoni carburante.
«In un mercato interbancario che non va oltre l’overnight (depositi di una notte, ndr) e in un mercato funding senior istituzionale (di raccolta fondi) chiuso, le banche devono attrarre nuova clientela per un periodo abbastanza stabile, da questo nascono i conti vincolati a 12 mesi con offerte di gadget, elettronica e bonus», prosegue De Gaspari.
AL CORRENTISTA, POI, SI CERCA DI VENDERE ALTRI PRODOTTI. «Si tratta di una prassi ormai diffusa che sta emergendo sempre di più e dipende dalle singole scelte delle banche», conferma Caselli. Che poi aggiunge: «I depositi sono la porta d’ingresso, perchè una volta aperto un nuovo conto le banche cercheranno di vendere al cliente altri prodotti».
Dello stesso avviso anche De Gaspari: «Queste operazioni di marketing sono volte a incrementare e mantenere salda la propria base clienti in quanto asset di grande valore», spiega il trader di Invest Banca, «perché anche le micro operazioni, come le polizze di garanzia e di protezione dai rischi, la vendita di prodotti e servizi di risparmio gestito, generano flussi economici di fondamentale importanza».
UN PARCHEGGIO CONVENIENTE. Complice questa situazione di grave crisi economica, i risparmiatori possono quindi contare ora su un’offerta di strumenti di deposito a breve termine con rendimenti interessanti. «In questo momento in cui nessuno sa cosa fare dei propri risparmi, queste offerte hanno grande successo perché permettono di parcheggiare la propria liquidità godendo di alti interessi», dice Carlo Rienzi, presidente di Codacons, che poi aggiunge che si tratta di un «sistema virtuoso», perché queste offerte, che provengono generalmente dalle banche online, potrebbero portare anche i tradizionali istituti di credito a scendere in campo con prodotti più concorrenziali.
MA L’INCREMENTO DEL COSTO DI RACCOLTA LO PAGA IL CLIENTE. «Gli istituti bancari hanno fatto buon viso a cattivo gioco e pagano di più per ottenere la liquidità, ma la banca», spiega Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca Ifis, «è un intermediario che presta ai clienti ciò che ha a disposizione, tenendo conto delle condizioni a cui ottiene la liquidità. Quindi l’incremento nel costo della raccolta per le banche si trasforma, laddove possibile, in condizioni più gravose per il cliente».
Negli ultimi anni, poi, gli istituti di credito hanno dovuto sopportare perdite importanti derivati dall’incapacità di alcune imprese a rimborsare ciò che avevano ricevuto in prestito. Fattore che ha appesantito gli stessi bilanci bancari. Da qui, una restrizione del credito.
L’ACCESSO AL CREDITO DIVENTA PIù COMPLICATO. «Certo è che oggi le banche prima di prendersi certi rischi, soprattutto su nuovi clienti, fanno valutazioni molto più approfondite di un tempo, quindi l’accesso al credito oggi è più complicato», spiega Bossi, che però puntualizza che «in Banca Ifis non c’è alcun atteggiamento preclusivo rispetto al finanziamento dei propri clienti».
Sui bilanci, intanto, è aumentato il peso delle sofferenze e degli accantonamenti. Ad agosto (secondo i dati dell’Abi) le sofferenze lorde in capo alle banche hanno oltrepassato quota 100 miliardi, attestandosi esattamente a 100,2 miliardi, 1,2 miliardi in più rispetto al mese di luglio.
E le previsioni sono per una tendenza in crescita. «Penso che l’onda lunga del riflesso della crisi economica sui non performing loan corporate (le sofferenze dei crediti concessi alle imprese, ndr) non si sia ancora esaurita», commenta Francesco Guarneri, fondatore e presidente della società di gestione dei crediti Guber.
Sulla concessione del credito infuiscono, infatti, due fattori: «La percezione delle banche che oggi sia più rischioso rientrare dei propri crediti e la maggiore difficoltà a trasformare in liquidità i beni (tipo capannoni) che le aziende danno in garanzia (per ottenere i finanziamenti, ndr)», conclude Guarneri.

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