CONFINDUSTRIA

Continuità o riformismo?

Ecco come Squinzi e Bombassei sono visti dai loro dipendenti.

Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei

Manca meno di un mese alla riunione della Giunta che designerà l’erede di Emma Marcegaglia (fissata il 22 marzo) alla guida di Confindustria. La competizione tra Giorgio Squinzi, patron di Mapei e Alberto Bombassei si fa ogni giorno più dura, con tanto di colpi bassi e stilettate. ma chi sono i due contendenti e soprattutto cosa differenzia i loro programmi? Giudicare in base alle dichiarazioni ufficiali è molto difficile. I programmi, in sostanza, si assomigliano molto anche se, a beneficio delle sintesi mediatiche Squinzi si posiziona come l’uomo della “confituità” mentre Bombassei si qualifica come il rappresentante del “riformismo”.
Ma  forse, come suggerisce Lettera43.it, il modo migliore per scoprire davvero quale potrebbe essere il loro stile alla guida dei piani alti di Viale dell’Astronomia, è analizzare le filosofie aziendali adottate dai due imprenditori nelle loro aziende.
SQUINZI: «IN AZIENDA E’ UNO DI NOI». Squinzi, 69 anni, dal 1984 è a capo di Mapei, azienda di famiglia specializzata nella produzione di adesivi e prodotti complementari per la posa di pavimenti e rivestimenti. Una società che con i suoi 4.600 dipendenti  ha archiviato il 2010 con un fatturato di 1,5 miliardi di euro (+10,1%) e fino a oggi non è mai ricorsa alla cassa integrazione.
Sposato, con due figli, l’imprenditore di origini bergamasche, ha un debole per il calcio: è tifoso del Milan e patron del Sassuolo Calcio. «È una figura diversa dall’imprenditore tradizionale», racconta uno dei suoi operai che preferisce restare anonimo. «In azienda è uno di noi».
«ATTENTO AI CONTRATTI». Chi conosce Squinzi da molti anni come Angelo Muraglia, Rsu della Uil, lo descrive come una figura paternalistica con una passione per le trattative diplomatiche. «È molto paziente, ligio e puntuale nel sottoscrivere il rinnovo dei contratti prima della loro naturale scadenza e peraltro spesso con vantaggi economici per i lavoratori».
Il ritratto che traccia è quello di un imprenditore ‘alla mano’. «Ha molti impegni nel settore chimico a livello europeo»,  prosegue Muraglia, «ma nonostante questo, quando può è presente nello stabilimento, gira per i reparti, si assicura che vada tutto bene».
L’impronta della sua gestione aziendale «paternalistica» si riflette nell’impostazione contrattuale: per i nuovi ingressi, dopo il contratto a termine arriva, nel quasi 100% dei casi, l’assunzione a tempo indeterminato. «Dobbiamo essere un modello per tutti», è il suo motto, che gli operai nel corso degli anni hanno imparato a far proprio.
«Ci sentiamo garantiti e motivati», spiega il sindacalista. «Tanto è vero che la Mapei è un’isola dove fino a ora la crisi economica non si è fatta sentire. Per certi versi ci rispecchiamo in Squinzi e questo penso sia un fattore determinante per la crescita imprenditoriale».
«EQUILIBRIO CON I  SINDACATI». Le propensione del patron di Mapei alla mediazione e al confronto con il sindacato è confermata dal segretario della Uilcem di Milano, Vincenzo Cesaro. «Lo stato delle relazioni con Squinzi è avanzato», conferma. «Anche nell’ultimo rinnovo contrattuale si è impegnato per trovare un equilibrio tra le diverse anime delle organizzazioni sindacali. Alla fine si riescono a trovare soluzioni condivise e i rinnovi sono soddisfacenti. Non ci siamo mai trovati a discutere di penalizzazioni, in termini di salario, per i lavoratori».
BOMBASSEI E LA CRISI DELL’AUTOMOTIVE. Alberto Bombassei, vicentino classe 1940, ha tutto un altro stile. Forse anche per le diverse dimensioni della sua Brembo, azienda specializzata nella produzione di impianti frenanti a disco per automobili e motocicli che nei primi nove mesi del 2011 ha fatturato 945 milioni di euro registrando una crescita del 18,1% rispetto allo stesso periodo del 2010.
Una ripresa importante dopo i contraccolpi subiti dalla flessione del mercato dell’automotive, che hanno costretto la società a mettere in cassa integrazione ordinaria 2.200 lavoratori negli stabilimenti bergamaschi tra il 2008 e il 2010.
A favore dell’imprenditore che ha portato al successo l’azienda bergamasca che oggi dà lavoro a 5.300 dipendenti in Italia  gioca in primis la fitta rete di relazioni e contatti.

ANCHE NEL CDA DI FIAT INDUSTRIAL. Del resto Bombassei fa parte contemporaneamente dei consigli di amministrazione di Italcementi, Atlantia, Pirelli, Ntv di Montezemolo e Fiat Industrial, e di essere anche il vice presidente di Confindustria con delega a Relazioni industriali, affari sociali e previdenza. Impegni che lo portano spesso a essere fuori sede.  «Bombassei è molto cambiato negli ultimi anni», spiega un dipendente della Brembo. «Vent’anni fa era presente in azienda, lo si vedeva spesso. Oggi ha delegato ogni funzione ai suoi fiduciari, che mantengono le relazioni con i dipendenti e poi alla fine riportano a lui. Ricordo di averlo visto l’ultima volta quando organizzò un incontro in azienda con l’ex ministro Cesare Damiano».
INTRANSIGENTE SULLA SICUREZZA. «Non lo definirei un padre-padrone», prosegue il lavoratore con alle spalle anche esperienze sindacali. «Le trattative con i sindacati per il rinnovo dei contratti si svolgono con correttezza e trasparenza, e i risultati sono spesso positivi». Anche qui i nuovi ingressi avvengono con contratti interinali, a tempo determinato che poi sfociano spesso in tempo indeterminato.
Insomma, ognuno fa la sua parte in un contesto dove vige il rispetto tra proprietario e operaio. «La regia di Bombassei vigila dall’alto», conclude l’operaio. . La corsa del patron verso il vertice di Confindustria viene vissuta, però, con animo poco entusiasta dai dipendenti. Serpeggia il timore che con un nuovo impegno, il distacco tra Bombassei e l’azienda aumenti. 
Così come viene temuta la sua posizione per l’abolizione dell’articolo 18. «Per certi versi», si sussurra tra i corridoi dello stabilimento, «ci sentiamo più garantiti da Squinzi» che ha più volte dichiarato di non ritenere, la questione dell’articolo 18, una priorità.

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