ENERGIA

Edison, manca solo l’ok di Delmi

I consigli di Foro Buonaparte, A2A e Iren hanno approvato le modifiche all'intesa di febbraio sul riassetto. Solo la Carlo Tassara ha votato contro.

L'amministratore delegato di Edf, Henry Proglio

Una maratona di consigli ha dato il via libera al riassetto di Edison e al divorzio tra Edf e i soci di Delmi, capitanati da A2a e Iren, adeguando i valori al nuovo prezzo dell’offerta pubblica d’acquisto (Opa) dei francesi. Ma per scrivere l’ultima parola a un’operazione fino all’ultimo tormentata, bisognerà attendere, il 7 maggio, la ratifica da parte dell’assemblea di Delmi.
Quest’ultima non si è riunita il 5 in forma totalitaria, come richiesto, perché alcuni rappresentanti degli azionisti erano impegnati anche nel board di Edison.
FIRMATE LE MODIFICHE AI CONTRATTI. Alla fine della giornata è stata messa la firma alle modifiche dei contratti siglati a metà febbraio ma con il no, in linea peraltro con la posizione già espressa nei più recenti passaggi societari, della Carlo Tassara, socia del gruppo di Foro Buonaparte con il 10%.
RIVISTO IL VALORE DELL’OPERAZIONE. Le società italiane hanno così rivisto, dopo la delibera assunta da Edf, i valori fissati in base alle intese raggiunte a fine dicembre adeguandoli al valore dell’Opa obbligatoria di Edf su Edison, alzato da 0,84 a 0,89 euro a seguito dell’intervento della Consob. Delmi, in particolare, che ha riunito solo il consiglio d’amministrazione dopo i consigli di A2a, ha detto sì al nuovo prezzo di 684 milioni per rilevare da Edison il 50% di Edipower, la ex genco dell’Enel che controlla un parco produttivo di 9 centrali per un totale di 7.600 megawatt di potenza.
E a seguire il board di Foro Buonaparte ha accettato la proposta.
80 MILIONI IN PIÙ PER LA QUOTA DI DELMI. L’esborso di 80 milioni in più da parte della holding degli azionisti italiani, rispetto ai 604,4 pattuiti in precedenza, verrà assicurato dalla cessione a Edf della quota del 30,6% in Edison al prezzo rialzato a 0,89 euro, che garantirà a Delmi un incasso di 783,7 milioni (invece dei 704,3 iniziali). Gli extracosti dell’Opa, fino a 50 milioni in caso di adesione totale, verranno invece suddivisi tra Edf e Delmi.
TASSARA NON ADERIRÀ ALL’OFERTA. Ma del circa 20% ancora flottante, a seguito dei patti che portano i francesi dal 49% all’80,7% del capitale, la metà è in mano alla Tassara, che ha in carico le azioni a prezzi ben superiori a 0,89 euro, e ha già fatto sapere di non avere intenzione di aderire all’offerta, salvo ripensamenti dell’ultima ora, a giugno, quando è attesa la partenza dell’offerta. Intanto, il rappresentate dell’azienda di Romain Zaleski, Mario Cocchi, sia nel consiglio di gestione di A2a, sia nel Cda di Edison risulta aver ribadito la sua contrarietà alle condizioni fissate per il riassetto.
IRONIA DI PROGLIO CON LE FIGARO. E la sua, da quanto si è appreso, non è stata la sola voce critica. Henri Proglio, numero uno di Edf, ha, da parte sua, commentato con Le Figaro, alla vigilia delle elezioni presidenziali, la conclusione, dopo 11 anni, della campagna d’Italia del gruppo transalpino. «La soddisfazione non è limitata solo alla presa di controllo operativo di Edison. Siamo anche felici della buona accoglienza da parte del governo italiano».

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