SOCIAL MEDIA

Facebook fa scappare tutti dalla Borsa

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Dopo la quotazione il social network ha dimezzato il valore. Nel 2011 le ipo di società web sono state 16, nel 2012 fino ad oggi solo 10.

I nuovi protagonisti dell’industria social media, tra cui Twitter e Pinterest, non hanno dimenticato la lezione di Facebook, che in seguito alla quotazione lo scorso maggio nel secondo trimestre ha perso 157 milioni di dollari, con un caldo di oltre 30% del valore del titolo, partito da 38 dollari e oggi a poco più di 21. Tanto che, secondo Victor Basta, direttore generale della società di consulenza nel settore fusioni e acquisizioni media Magister Advisors, il mercato delle quotazioni delle aziende tech é morto. In altre parole, il caso Facebook ha messo un punto definitivo allo sviluppo di questo settore, considerato solo sei mesi fa una botte di ferro per gli investimenti in tempo di crisi.
Secondo Magister Advisors, la crescita delle aziende del settore social media continuerà, ma il consolidamento del mercato con fusioni e acquisizioni, invece che con quotazioni ambiziose. Il rallentamento nel numero di quotazioni in ambito internet iniziato nel 2011, si é arrestato completamente nel 2012.  Le offerte pubbliche sono state 16 nel 2011, 6 nel primo quarto del 2012 e 4 nel secondo. Nessuna in seguito a quella del gruppo guidato da Mark Zuckerberg.
FACEBOOK SIMBOLO DEL FALLIMENTO DELLE IPO. Il simbolo di questo trend é proprio Facebook, entrata nell’occhio della stampa proprio pochi giorni fa per il possibile cambio di management al vertice. Se il prezzo delle azioni della società californiana continuerà a calare, sostiene Basta, Facebook potrebbe essere venduta proprio a uno dei suoi maggiori competitor: Google. «Il valore di mercato di Facebook é al momento un quarto di quello di Google. Se il prezzo continuerà a calare Facebook potrebbe diventare una risposta conveniente alla strategia di Google in ambito social media», spiega Basta. Gli indizi di questa possibile acquisizione, che andrebbe tuttavia incontro a numerosi scogli regolamentari, non mancano.
DIMEZZATO IL VALORE DEL TITOLO. Ad appena tre mesi dalla quotazione, il titolo vale la metà dei 38 dollari del debutto in Borsa. Sul listino di Wall Street il social network cede il 6,7% a 19,79 dollari. Peraltro scadeva il divieto di vendita (lockup) per alcuni investitori sebbene diversi analisti sottolineano come il basso prezzo delle azioni e la minusvalenza potenziale dovrebbe scoraggiare le vendite in massa.
GOOGLE E IL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ. Nelle scorse settimane Google ha acquisito la società di pubblicità online Wildfire, che funziona con la stessa tecnologia utilizzata da Facebook. Google già controlla il meccanismo pubblicitario DoubleClick, una delle maggiori minacce alla crescita delle inserzioni pubblicitarie di Facebook. Per portare a compimento l’acquisizione tuttavia, l’attuale valutazione di Facebook dovrà calare ancora. Uno scenario verosimile secondo Basta che aggiunge: «Questa è la direzione più probabile per il titolo, a meno che Facebook non trovi una fonte di ricavo in grado di aumentare le entrate di almeno dieci volte quelle attuali».
TWITTER VITTIMA DEL FLOP DI ZUCKERBERG. L’effetto Facebook sulla Borsa si ripercuote infine anche sui nuovi protagonisti del mercato social media, su tutti Twitter, il social network che negli ultimi mesi ha rivoluzionato il mondo dell’informazione, ma che stenta nel monetizzare il crescente numero di utenti. «Twitter», conclude Magister Advisors, «é la prima e la maggiore vittima del flop di Facebook. Non ci aspettiamo l’annuncio della quotazione dell’azienda nel prossimo futuro. La comunità degli investitori sono solo interessati a capire in che modo gli ideatori dei social media saranno in grado di distribuire in termini monetari il loro successo. E velocemente».

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