Assicurazioni

Generali, in 12 pronti a cacciare Perissinotto

di
Ma l'esito del board straordinario potrebbe non essere scontato. Della Valle scalda i muscoli.

Giochi fatti o giochi ancora aperti? Il consiglio d’amministrazione straordinario delle Generali, convocato il 2 giugno a Milano, fa la festa al suo amministratore delegato oppure blocca l’ennesima spallata dei grandi soci della compagnia nei confronti di Giovanni Perissinotto?
Se la vicenda si fosse svolta in silenzio, come accadeva quando i palazzi del potere finanziario erano abitati da altri personaggi, probabilmente il destino del group ceo sarebbe stato segnato.
Invece, tutto è venuto fuori prima. Le accuse. Le repliche. I veleni. E a momenti anche i voti. E questo potrebbe cambiare le sorti della partita.
IN 12 PRONTI A VOTARE LA CACCIATA. Ad ogni modo, secondo quanto riferito da fonti vicine alla situazione, il board del 2 giugno non dovrebbe lasciare scampo al group ceo. «Se è stato convocato è perché ci sono i numeri», viene fatto sapere. Contro Perissinotto è pronto il voto di sfiducia di 11-12 consiglieri su un totale di 17. Il fronte che si prepara a chiedere le dimissioni dell’attuale timoniere delle Generali è composto oltre che da Mediobanca, dagli azionisti Leonardo Del Vecchio, De Agostini e Caltagirone. La fronda anti Perissinotto non può essere dunque vista come una iniziativa autonoma di Piazzetta Cuccia.
DEL VECCHIO RIVENDICA L’INCURSIONE. A sottolineare il punto è stato Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, che già lo scorso 28 aprile, in un’intervista a un quotidiano nazionale, aveva prununciato un pesante atto d’accusa nei confronti di Perissinotto.
Sull’amministratore delegato, ha dichiarato l’industriale dell’occhialeria e terzo socio del Leone (3%) «sono stato io insieme a Lorenzo Pellicioli (amministratore delegato di De Agostini, ndr) a rappresentare a Mediobanca l’urgenza del cambiamento e Alberto Nagel (amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, ndr) ne ha convenuto».
«Non si tratta di una mozione di sfiducia di Mediobanca», ha ribadito Del Vecchio, «ma di una parte molto rilevante del consiglio e dell’azionariato motivata esclusivamente da fatti aziendali inerenti alla Compagnia».
IL NODO FONSAI NON HA INCISO SULL’INIZIATIVA. Il riferimento è alla spiegazione che Perissinotto nella lettera pubblicata da Economiaweb.it ha dato in merito alla vicenda, sostenendo che Mediobanca ha preteso la sua testa per via dell’atteggiamento tenuto nella partita per il riassetto di Fonsai.
Stessa posizione è stata sostenuta da alcune fonti citate da dalle agenzie: «Ci siamo arrivati perché la misura era colma». Il motivo del probabile defenestramento di Perissinotto, viene spiegato, è legato alla sua gesione del gruppo. «Il titolo si è schiantato».

Leonardo Del Vecchio

IL TITOLO HA CHIIUSO IN RIALZO DEL 3,3%. La tensione ovvero la prospettiva di un cambio al vertice di Generali non ha avuto effetti negativi sul titolo che, anzi, ha chiuso la seduta del 1 giugno guadagnando il 3,3%. Gli analisti, però, si dividono.
Per alcuni, i problemi del Leone non sono destinati a risolversi con un semplice cambio della guardia al vertice aziendale. Per altri, invece, l’avvicendamento con Mario Greco (da più parti, ormai, considerato il prossimo group ceo del Leone) potrebbe avere, almeno nel breve periodo, un effetto positivo sull’andamento delle azioni.
Tra i primi, c’è Chevreux: «Non crediamo che questo cambiamento sia una soluzione. La gestione del business da parte dell’attuale team è stata buona, con risultati da migliori della classe nella redditività vita e una crescita organica superiore alla media rispetto ai competitor».
La banca d’affari non nega che siano state eseguite «alcune operazioni di M&A e attività d’investimento opinabili», ma osserva anche che queste sono avvenute «molto probabilmente sotto la pressione del principale azionista», vale a dire proprio di Mediobanca. Ancora, Chevreux osserva che «probabilmente il suo più grande errore è stato quello di non eseguire un aumento di capitale qualche anno fa quando le condizioni dei mercati finanziari erano migliori, ma ancora una volta molto probabilmente questa è stata la decisione del principale azionista».
LA RICERCA DI UN MANAGER DI COMODO. Ma l’arrivo di Greco o di un altro amministratore avrebbe un effetto positivo sul titolo. Un analista interpellato da Reuters osserva che «il titolo tratta a multipli molto bassi e un cambio alla guida della compagnia potrebbe portare nel breve ad una rivalutazione».
Il punto sembra sensato tanto che anche la merchant bank Silvia Quandt non lo nega, ma allol stesso tempo mette in guardia: «Dubitiamo che questa sia la vera motivazione (che ha portato a chiedere la sostituzione di Perissinotto, ndr). Piuttosto, crediamo che Mediobanca spera di inserire un ceo di comodo al fine di rafforzare ulteriormente la sua presa su Generali. La banca ha comunque dei conflitti di interesse significativi, ad esempio, ma non solo, perché sta cercando al momento di salvare il secondo assicuratore italiano, Fondiaria Sai, agevolando la fusione con il terzo assicuratore italiano, Unipol. Ancora una volta diventa evidente come la corporate governance rimanga un problema per Generali».

Diego Della Valle, presidente e amministratore delegato del gruppo Tod's

PICCOLI AZIONISTI, AGENTI E DELLA VALLE DIFENDONO PERISSINOTTO.  Il clamore suscitatoi dalla notizia del blitz anti-Perissinotto confezionato per il 2 giugno, ha  suscitato la reazione di piccoli azionisti, agenti e anche di alcuni soci del Leone.
Giancarlo Curti, presidente di Apage, la maggiore associazione di piccoli azionisti delle Generali, ha affermato di ritenere ingiustificati gli attacchi portati ai vertici delle Generali, perché non farebbero gli interessi della compagnia e degli azionisti. «Come si fa ad affermare ciò», ha detto, «quando la gestione 2012 è ampiamente positiva? Si confonde, come al solito, la gestione societaria con l’andamento borsistico del titolo, andamento che tutti sanno non dipendere dal management».
Contari alla cacciata anche gli agenti. Il Gruppo Agenti Generali delle Generali, espressione di circa 1.350 agenti che compongono la rete della compagnia, ha espresso in una nota «pieno dissenso» verso la decisione di sfiduciare il group ceo: «Potrebbe rivelarsi una scelta strategica miope e profondamente nociva per la stessa salute e solidità finanziaria del gruppo».
Tra i grandi azionisti, invece, l’unica voce ufficiale a favore di Perissinotto è stata quella di Enrico Marchi, presidente di Finanziaria Internazionale, azionista indiretto di Generali tramite le quote in Ferak e quindi in Effeti che ha ravvisato ragioni meno nobili dell’andamento del titolo,  nella possibile sfiducia. Ma stando a voci di corridoio, Diego Della Vallle (andato alla guerra contro Mediobanca su Rcs) potrebbe prendere le parti in favore di Perissinotto nel corso del cda straordinario.
Basterà questo a impedire una defenestrazione annunciata?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Devi essere loggato per scrivere un commento Login o Registati