LO SCONTRO

Perissinotto: «Pago per Fonsai»

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L'a.d. di Generali respinge le accuse di Mediobanca e risponde: «Pensa solo ai suoi interessi».

Tra l’amminsitratore delegato di Generali, Giovanni Perissinotto, e il socio di maggioranza relativa del Leone, Mediobanca, è ormai scontro a viso aperto.
Tutte le ipotesi sulla natura del consiglio d’amministrazione straordinario della compagnia convocato per il 2 giugno a Milano sono confermate dalla lettera inviata da Perissinotto ai consiglieri della compagnia all’indomani dell’incontro avuto con Alberto Nagel e Renato Pagliaro in piazzetta Cuccia lo scorso 30 maggio. I grandi soci del Leone vogliono le dimissioni del manager.

Nonostante negli anni io abbia mio malgrado preso atto che Mediobanca ritiene di avere diritti speciali sui destino di questo Gruppo, sono ancora incredulo di fronte a quanto mi è stato comunicato dal socio Mediobanca lo scorso mercoledì, ovvero che gli amministratori su cui detto socio ritiene di esercitare una speciale influenza non avrebbero più fiducia nella mia leadership. E’ lontana da me l’idea di mettere la salvaguardia della mia personale posizione sopra gli interessi di Assicurazioni Generali. Chiunque può darmi atto che negli ormai decenni di servizio in questa Compagnia non ho mai confuso cosa fosse buono per me o per il Gruppo.

Ma quali sono le ragioni? Perissinotto fa un’interessante distinzione. Da un lato, lascia intendere di avere ben chiaro in mente quali saranno gli argomenti che verranno utilizzati contro di lui. Cose di cui si è letto ampiamente anche nei giorni scorsi.

Mi aspetto che di vedermi contestato il fatto che le performance dell’azione Generali sono state neqli ultimi tempi insoddisfacenti. E io non posso che condividere questo punto. Tuttavia anche la più superficiale delle analisi dirà che questo non è il risultato di errori di gestione, ma è direttamente legato alla percezione dei mercati della nostra storica, attuale e significativa esposizione verso l’Italia e al fatto che siamo stati e rimaniamo leali sostenitori del debito sovrano del Governo italiano. La riprova di ciò si ricava da una comparazione con i risultati dei nostri principali competitors i quali, a tutti è noto, si sono giovati di ingenti immissioni di mezzi propri al contrario della nostra Compagnia che, per volere anche e soprattutto del suo socio di riferimento, non ha voluto scegliere questa strada. Volere dare spiegazioni differenti da questa sarebbe intellettualmente disonesto.

Dall’altro, senza grandi giri di parole, il group ceo di Generali spiega che il motivo per il quale Mediobanca lo vuole al più presto fuori dai giochi è legato al suo presunto atteggiamento sulla vicenda Fonsai.

Mi riferisco ovviamente all’attuale transazione fra Unipol e Fonsai che Mediobanca sta sponsorizzando. Mentre io ho seri dubbi sulla visione strategica di questa operazione, non solo per la inquietante prova che non si può certo ignorare riguardante la salute finanziaria di quello che dovrebbe essere il salvatore; al contrario di quella che sembra essere la convinzione del top management di Mediobanca io non reputo che sarebbe corretto per me essere coinvolto in alcun modo nella vicenda Fonsai. In ogni caso, è evidente che la errata convinzione che io abbia in qualche modo aiutato – o più precisamente non abbia esercitato la mia influenza per evitare la partecipazione di una parte in transazioni che “minacciano” interessi vitali per Mediobanca – sia all’origine della mozione di sfiducia mossami quale CEO di Generali.

Perissinotto, poi, ne ha anche per il suo possibile successore. Il nome più accreditato (e che Economiaweb.it ha svelato fin dallo scorso 24 febbraio) è quello di Mario Greco, attualmente a capo del ramo danni di Zurich. Sulle qualità del professionista, Perissinoto non ha nulla da eccepire. Ma ritiene di doverlo mettere in guardia sul destino che lo attende nel caso dovesse accettare l’offerta di Piazzetta Cuccia: una forte limitazione della propria indipendenza.

Non ho dubbi che dal nostro azionista di riferimento abbia già individuato un candidato “presentabile” per ricoprire la posizione di CEO in Generali e scelto all’esterno del nostro Gruppo. Tuttavia per quanto questa persona possa essere rispettabile, la sua scelta non potrà fare a meno di essere “inquinata” dal fatto che la sua nomina è dettata da logiche che prescindono valutazioni di business.

L’indipendenza, invece, è il tratto distintivo che il manager rivendica per sè e per tutta la sua squadra. E secondo Perissinotto, questo atteggiamento, di fatto, non è mai piaciuto a Mediobanca.

So che I’indipendenza che io assieme al management abbiamo sempre cercato di perseguire è stata talvolta di poco aiuto al ruolo sistemico che alcuni ritengono Mediobanca dovrebbe giocare nel nostro Paese. Ma ho sempre considerato questo problema come un problema del nostro azionista e non nostro. E’ tuttavia chiaro per me che, in tempi recenti, questa indipendenza di spirito e di azione ha provocato un irrazionale sospetto da parte del management di Mediobanca.

Contro Piazzetta Cuccia, inoltre, Perissinotto fa notare ai membri del board che l’azionista di maggiornaza relativa (Mediobanca, per l’appunto) non agisce nell’interesse della compagnia o dei suoi azionisti, ma solo nell’interesse proprio.

Esprimo la mia incredulità perché – in un momento così impegnativo e delicato sia per le Assicurazioni Generali che per il Paese del cui sistema finanziario Generali è una parte importante – il nostro socio di maggioranza relativa ritenga appropriato o consigliabile mettere ancora una volta i propri interessi sopra quelli delta Compagnia, dei suoi assicurati, dei suoi impiegati e della stragrande maggioranza dei suoi azionisti.

E infine, Perissinotto chiarisce di non avere nessuna intenzione di piegarsi alla volontà di Nagel e compagni.

In conclusione, voglio anticipare a tutti voi consiglieri che non ho alcuna intenzione di accogliere la mozione di sfiducia anticipatami dall’azionista Mediobanca e di presentare le mie dimissioni dalla posizione di Group Chief Executive. Ciò per la semplice ragione che non esiste un motivo oggettivo per farlo; per la verità, alla luce di quanto ho scritto prima, ci sono tutte le ragioni per non farlo. Considerando lo scenario estremamente volatile in cui stiamo operando – con un certo successo, potrei aggiungere – faccio semplicemente notare che qualsiasi mossa in grado di destabilizzare la più grande istituzione finanziaria del Paese nella percezione del mercato, sarebbe quantomeno inappropriata.

Di seguito il testo integrale (il documento scaricabile) della lettera inviata dal group ceo di Generali Giovanni Perissinotto ai consiglieri della compagnia in vista del consiglio d’amministrazione straordinario di sabato 2 giugno che discuterà la sfiducia nei suoi confronti.

  L'autodifesa di Perissinotto (1,1 MiB, 377 download)

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