LA RICERCA

I manager? Bocciati dai dipendenti

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Il 37% non ha fiducia nei propri capi. Le  idee innovative sono poco premiate: 33% dei casi. Solo il 31% ha ricevuto complimenti.

Cresce la sfiducia dei lavoratori italiani nei confronti di senior e immediate manager. La preoccupazione per l’incertezza economica incide negativamente sulla fiducia nell’operato dei propri capi, ritenuti non sempre in grado di fronteggiare la situazione. È quanto emerge dai risultati del Global Workforce Study (GWS), una ricerca globale condotta, ogni due anni, da Towers Watson.
IL 37% DEI DIPENDENTI NON HA FIDUCIA NEL CAPO. Secondo i risultati dell’indagine, il 37% dei dipendenti italiani dichiara di non aver fiducia nel lavoro del management della propria azienda (3% in meno rispetto alla media europea), e solo il 38% ritiene che i senior leader si comportino in modo coerente rispetto ai valori aziendali (5% in meno rispetto alla media europea).
SOLO IL 39% CREDE ALLE INFORMAZIONI DEI SENIOR MANAGER. Il 42% (-11% rispetto alla media europea) ritiene che la propria azienda stia facendo un buon lavoro nel fornire informazioni su come si stia andando rispetto agli obiettivi di business, mentre soltanto il 39% (-10% rispetto alla media europea) crede alle informazioni che riceve dai senior leader.
CAPACITÀ D’INNOVAZIONE. Manager bocciati anche in relazione alla capacità di puntare sull’innovazione. Solo il 33% ritiene che la propria azienda faccia un buon lavoro nel premiare chi porta idee innovative, e il 36% ritiene che sia efficace nel muoversi velocemente dal creare idee all’implementarle. In entrambi i casi si tratta di percentuali in linea con la media europea. Emerge inoltre che le persone desidererebbero una maggiore responsabilizzazione: solo il 44% (-8% rispetto alla media europea) ritiene che i lavoratori siano ritenuti responsabili della performance della propria azienda.
SOLO IL 31% RICEVE GRATIFICHE VERBALI DAL CAPO DIRETTO. Critici i giudizi dei lavoratori anche nei confronti dei capi diretti (Immediate manager): solo il 31% (ben il 14% sotto la media europea) dichiara di aver un riconoscimento verbale per un lavoro ben fatto, mentre il 39% (-7%) ritiene che il proprio capo sia in grado di differenziare la performance fra i bravi e i meno bravi. Solo il 42% afferma di vedere coerenza fra l’operato del proprio capo e le sue parole (-7% rispetto alla media europea e -7% rispetto ai risultati 2010).
UNO SU DUE E’ CONVINTO DI RICEVERE COMPITI ADEGUATI. Il 45% ritiene che il proprio capo diretto lo aiuti a migliorare la propria performance, mentre il 53% dichiara di vedersi assegnati compiti adeguati alle proprie competenze e abilità. Sfiducia anche nella capacità del proprio capo di ascoltare attentamente opinioni diverse dalla propria prima di prendere una decisione (solo il 42% da risposta favorevole) e di incoraggiare nuove idee e nuovi modi di fare le cose (42%).
CESARINI (T&R): CI VUOLE PIÙ FIDUCIA. Edoardo Cesarini, country leader Talent & Rewards di Towers Watson, commenta: «La crisi economica degli ultimi anni ha influito in maniera negativa sullo stato d’animo dei lavoratori in generale. In particolare quelli italiani, però, lamentano una marcata insoddisfazione sia nel confronti della leadership aziendale che dei capi diretti. In particolare gli italiani faticano a fidarsi dell’operato dei senior manager, a ritenerli in grado di fronteggiare le sfide attuali e a fornire informazioni credibili sul loro operato. Anche il tema dell’innovazione, su cui pure si dovrebbe puntare in maniera particolare nei momenti di difficoltà come quello attuale, sembra essere poco considerato dai senior leader. E’ necessario che il management aziendale si sforzi di colmare questa situazione per evitare che ciò influisca in materia eccessivamente negativa sul committment dei dipendenti e sulla capacità di trattenere i talenti migliori».

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