PROFESSIONE

Il Cnf pronto a dar battaglia sulla legge

Disposti ad adire ogni rimedio giurisdizionale per far sì che l'avvocatura abbia la sua norma.

Guido Alpa, presidente del consiglio nazionale forense

Tensione alle stelle tra il Consiglio nazionale forsene, massimo organi di governo dell’avvocatura italiana e il governo Monti. «Il mancato stralcio dell’avvocatura, professione riconosciuta dalla Costituzione, dal regolamento sulle professioni è un attacco al diritto di difesa», ha dichiarato il Cnf in una nota diffusa dopo l’approvazione del decreto.
L’AVVOCATUTRA VA DISCIPLINATA PER LEGGE. Il comunicato ribadisce ciò che i vertici della professione, guidati dal genovese Guido Alpa, da tempo vanno ripetendo: «Per lo statuto dell’avvocatura, soggetto imprescindibile della giurisdizione, serve una legge dello Stato. Il regolamento non rispetta le specificità delle professioni e inspiegabilmente non esclude dal suo ambito di applicazione gli avvocati che, come i medici, svolgono una attività relativa a diritti costituzionalmente riconosciuti».
I LEGALI AFFILANO LE ARMI. Nonostante nei giorni immediatamente precedenti al varo della legge sembrava che l’avvocatura fosse destinata a essere esclusa dal novero delle professioni interessate dal Dpr, alla fine il consiglio dei ministri non ha ritenuto opportuno fare eccezioni di sorta. «Il Cnf non può che stigmatizzare questo approccio, prima che sul merito, innanzitutto sul metodo di legiferare in materia di professioni e di avvocatura e si riserva di adire ogni rimedio giurisdizionale per denunciare la illegittimità del regolamento».
LA RICHIESTA DI FAR APPROVARE LA RIFORMA IN COMMISSIONE. Anche se il consiglio dei ministri ha dato il semaforo verde alla riforma delle professioni, il Cnf spera di poter far approvare rapidamente la legge di sulla riforma forense attualmente in discussione alla Camera. A questo proposto, il Cnf ha fatto sapere che attendere «di conoscere la decisione del Governo, circa l’assenso al passaggio in commissione giustizia alla camera in sede deliberante della riforma forense».
Il problema, però, è che la legge sulla riforma forense contiene molti passaggi che risultano incompatibili con il Dpr che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si appresta a firmare: dal ripristino dei minimi tariffari, alle norme sul praticantato, passando per il divieto assoluto all’ammissione di soci di capitale nelle società tra professionisti.

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