IL PROVVEDIMENTO

Imprese, Giavazzi taglia 40 agevolazioni

Valgono 36 miliardi. Secondo il consulente del Governo: «Favoriscono il malaffare».

Le agevolazioni alle imprese possono distorcere il mercato creandone uno parallelo, un mercato ‘politico’. Non solo: possono anche alimentare il malaffare, con aziende costruite ad hoc per intercettare il denaro pubblico. E’ l’impietosa l’analisi dell’economista, Francesco Giavazzi, che insieme al suo gruppo di lavoro ha consegnato al governo un dettagliato studio sulle agevolazioni e una bozza di decreto per tagliarne 40 ‘partorite’ dal legislatore tra il 1956 e il 2009.
Agevolazioni che complessivamente sono costate oltre 36 miliardi nel solo 2011.
POSSIBILE BASE PER LA TERZA FASE DELLA SPOENDING REVIEW. Un testo che potrebbe essere la base per il terzo step della spending review che in ambienti parlamentari si dice possa arrivare anche a metà agosto. Ipotesi rafforzata anche dalla convocazione ‘ad horas’ della commissione Bilancio di Montecitorio.
L’operazione Giavazzi consentirebbe di reperire circa 10 miliardi anche per fronteggiare un nuovo attacco della speculazione. Ma lo stesso Giavazzi puntualizza: questi soldi devono servire a ridurre il costo del lavoro.
INIZIATIVA APPREZZATA DA CONFINDUSTRIA. L’economista riceve il plauso del presidente degli industriali, Giorgio Squinzi: «È il primo passo nella direzione giusta» e del segretario della Uil, Luigi Angeletti che definisce la proposta «convincente».
Sui tagli, i partiti sono sul chi va là dopo la selva di proteste (a settembre sciopero dei travet, annuncia Susanna Camusso) nata per il secondo decreto ora all’esame della commissione Bilancio del Senato.
Lo testimonia anche la ‘pioggia’ di emendamenti arrivata: circa 1.800, come una vecchia Finanziaria. Non solo: circa 1.200 arrivano dai maggiori partiti di maggioranza: 600 dal Pd e 600 dal Pdl.
E’ abbastanza scontato quindi il voto di fiducia (il 27 in aula al Senato) su un maxi-testo che conterrà anche il decreto dismissioni varato con poche modifiche dalle commissioni in Senato (paletti agli stipendi dei manager Mps, regole più semplici per le emissioni di titoli per finanziare l’Esm, più tempo per la fusione delle agenzie fiscali).
PIU’ FREDDO IL MINISTRO PASSERA. Tornando al piano Giavazzi da quanto si apprende il meno convinto sarebbe il ministro dello Sviluppo Corrado Passera (che intanto sui tagli commenta: “non è più tempo di lussi e sprechi”) anche perché il piano dei tagli toccherebbe direttamente le aree di sua competenza. Ci sarebbe quindi tra i due, Giavazzi-Passera, una mediazione a carico del premier, Mario Monti, impegnato però a mettere a punto punto una ‘exit-strategy’ in assenza ancora di una rete di protezione europea.
Sulle scelte del Governo il deputato Pd, Francesco Boccia, chiede chiarezza: «Non si capisce la necessità del decreto sviluppo promosso dal ministro Passera che, sulla base delle valutazioni di Giavazzi, prevede incentivi che saranno cancellati. Senza un’ulteriore spiegazione, questa vicenda potrebbe assumere gli aspetti di una presa in giro».
Giavazzi nella sua relazione spiega che il taglio della spesa dovrà servire a ridurre il costo del lavoro (il cuneo fiscale) e non a finanziare altre spese. E per i risparmi possibili «un esercizio di stima basato su una serie di ipotesi, talvolta eroiche, consente di giungere ad un valore non lontano da 10 miliardi di euro l’anno».
Questo valore «produrrebbe nell’arco di 2 anni circa un aumento del Pil dell’1,5%».

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