CREDIT CRUNCH

Fidi, i crediti verso lo Stato come garanzia

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Proposta del governo alle banche: prestiti a chi deve essere pagato dalla P.A.

Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, Giuseppe Mussari, presidente Abi e Vittorio Grilli, viceministro dell'economia

Uno dei problemi più grandi danunciati delle imprese è la lentezza dei pagamenti. I clienti chiedono sempre più dilazioni per saldare le fatture, ma anche la pubblica amministrazione accumula gravi ritardi.
Il governo ha deciso di affrontare la questione con un incontro fra il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera e il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) Giuseppe Mussari e le principali associazioni imprenditoriali.
L’esecutivo sta cercando di convincere le banche ad accettare,  come garanzia dalle imprese, i crediti vantati verso lo Stato in cambio di nuovi prestiti.
Già il 10 aprile c’è stato un primo colloquio informale tra Passera e Mussari, preludio di una soluzione alla questione programmata per l’incontro ufficiale di metà aprile con le associazioni d’impresa.
IL RISCHIO È L’AUMENTO DEL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO-PIL. Anche la Banca d’Italia sta studiando un’ipotesi simile, ma finora ogni iniziativa si è bloccata su un ostacolo di tipo economico: se i crediti verso la pubblica amministrazione diventano garanzie in banca, si trasformano di fatto in titoli finanziari e come tali vanno inseriti nella stima del rapporto tra debito pubblico e Pil, che salirebbe dal 120% al 124% del Pil. Un segnale pessimo nell’attuale clima di tensione dei mercati, con regole di bilancio sempre più vincolanti da Bruxelles.
LO STATO DEVE ALLE IMPRESE 40 MILIARDI. Secondo alcune stime del Tesoro, il debito effettivo dello Stato con imprese e fornitori ammonta a 40 miliardi, pari al 2,5% del Pil. L’ammontare dei debiti delle imprese nei confronti dello Stato in Europa è invece di 180 miliardi.  Il problema è anche di definizione: i 70 miliardi di ritardati pagamenti alle imprese dalla pubblica amministrazione sono debito pubblico proprio come lo sono i 1.900 miliardi di titoli emessi dallo Stato sui mercati.
IPOTESI DI SOLUZIONE. Quei 70 miliardi di arretrati contribuiscono all’illiquidità dell’economia italiana, un freno alla crescita del Paese. Per questo Grilli e Passera si sono impegnati per trovare una soluzione, rendendo i crediti verso lo Stato scontabili in banca come garanzie, ma sotto forma di cessione «pro solvendo» e non «pro soluto». In una cessione «pro solvendo» l’azienda che presenta la garanzia in banca resta responsabile di eventuali inadempienze del debitore finale, in questo caso le pubbliche amministrazioni, e le banche potrebbero concedere in prestito somme significativamente più basse rispetto al valore formale della garanzia per prudenza.
UN TETTO AI TEMPI DI PAGAMENTO: 30 GIORNI. Ma le imprese potrebbero trasformare subito in liquidità i crediti bloccati. Così la circolazione del denaro potrebbe farsi sentire con un effetto domino su intere filiere industriali e riattivare in parte l’economia. Poi, dal 2013, scatterebbe la tappa successiva: il governo ha un anno per tradurre in legge la direttiva europea che fissa a 30 giorni i termini per qualunque pagamento. Nel 2011, invece, i tempi di pagamento medi della pubblica amministrazione sono saliti da 128 a 180 giorni.

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