PORTAFOGLIO DI CRISI

Investire in Borsa? Meglio negli “aristocratici”

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Sono i titoli che negli ultimi 10 anni hanno pagato bene. Meglio avere obiettivi di medio termine.

Un po’ di ottimismo dopo mesi di previsioni a tinte fosche. E’ l’effetto provocato sui mercati finanziari dall’ultimo vertice europeo, che la scorsa settimana si è concluso positivamente a Bruxelles. Dopo aver quasi suonato le campane a morto per l’intera Eurozona, ora alcuni esperti delle case d’affari sembrano, invece, guardare con maggior fiducia al futuro dell’Unione Monetaria e dei listini del Vecchio Continente, dove non mancano i titoli scambiati a prezzi interessanti.
CAUTELA NEL BREVE TERMINE. Certo, non tutti i problemi di Eurolandia sono stati risolti  nel giro di 48 ore. E’ pur vero, tuttavia, che «i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno voluto dare un forte messaggio al mercato, per assicurarne la stabilità»,  hanno scritto in una recentissima nota gli analisti di Jp Morgan Private Bank, che ora si aspettano un’altra novità positiva nell’agenda della politica economica: un taglio dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea (Bce) che, nei prossimi giorni, potrebbe far scendere il costo del denaro di un quarto di punto, portandolo al minimo storico dello 0,75%.
Un po’ più cauto nel giudizio sul summit europeo è invece Eric Chaney, capo economista del gruppo Axa che invita gli investitori a non farsi prendere troppo dall’entusiasmo. «A conti fatti, questo vertice è stato soltanto un piccolo passo nella giusta direzione», dice  Chaney, secondo il quale ci vorrà ancora molto tempo per riportare sui mercati  un clima di fiducia, riguardo al futuro di Eurolandia.
SCORTA DI DIVIDENDI. Viste le incertezze sul breve periodo, il consiglio di molti esperti  della comunità finanziaria è dunque di investire in Borsa ponendosi un obiettivo di rendimento nel medio termine, cioè nell’arco dei prossimi 3 o 5 anni.
La pensano così gli analisti di Barclays i quali ritengono che oggi, dopo che il pessimismo degli investitori è arrivato ai massimi, ci sono buone ragioni per far scorta di titoli quotati nelle borse del Vecchio Continente, seppur muovendosi con molta prudenza.
In particolare, tra le azioni preferite dalla casa d’affari britannica ci sono quelle dei  dividends aristocrats (gli “aristocratici dei dividendi”), ovvero società che hanno regolarmente premiato i propri azionisti, assegnando loro una buona dose degli utili realizzati in ogni esercizio.

Tra i dividends aristocrats ci sono Nestlé e Unilever.

Si tratta di una ventina di titoli che, nell’ultimo decennio, hanno sempre distribuito cedole ricche e in costante crescita. Nella lista di Barclays non ci sono purtroppo nomi italiani, bensì quelli di molte aziende straniere attive in settori abbastanza difensivi come i beni di largo consumo o la salute.
E’ il caso del colosso alimentare svizzero Nestlé, della multinazionale olandese Unilever, dei gruppi farmaceutici  Roche e Sanofi, della catena britannica della grande distribuzione Tesco o della sua connazionale Bat (British American Tobacco), specializzata nella produzione di sigarette . Le azioni di queste società hanno un dividend yield (cioè un rendimento in termnini di dividendi) che, rapportato al prezzo in borsa del titolo, varia tra il 3 e il 6% su base annua: un livello abbastanza buono, se si considera che i tassi d’interesse sono oggi ridotti al lumicino e l’inflazione in Europa non dovrebbe subire fiammate nei prossimi mesi, complice la crisi economica.
OCCHIO AI FONDAMENTALI. Anche un’altra grande casa di investimenti internazionale, come  Nomura, nei giorni scorsi ha indicato i  titoli di alcune aziende europee che oggi vengono scambiati in borsa a prezzi interessanti. Più che guardare ai dividendi, però, gli esperti della banca d’affari giapponese hanno prestato attenzione ai fondamentali di bilancio delle società, di cui finora gli investitori non sembrano aver tenuto conto a sufficienza.
Oggi ci sono infatti alcune aziende  che sono ampiamente sottovalutate sui listini, pur avendo un business molto solido e ben diversificato.
Tra le società italiane, gli analisti di Nomura hanno indicato un solo nome: quello del  gruppo Campari, il cui titolo ha ancora un potenziale di rialzo di almeno 20% circa (cioè fino a un prezzo di 6,6 euro) grazie al gradimento incontrato negli Stati Uniti da alcuni prodotti dell’azienda come il liquore a base di miele American Honey.
Tra i titoli europei con un forte potenziale di rialzo, la casa  nipponica ha individuato il gruppo transalpino France Telecom e, soprattutto, il produttore siderurgico tedesco ThyssenKrupp, il cui prezzo può arrivare nei prossimi mesi sino a 24 euro (dai 13 euro circa registrati oggi sul listino di Francoforte).

Una Risposta a Investire in Borsa? Meglio negli “aristocratici”

  1. ANDREA

    TUTTE PANZANE.NON BISOGNA PIU’ METTERE UN CENTESIMO IN BORSA!!!!!!!E’ TUTTO PILOTATO SE NON LO AVETE ANCORA CAPITO PER FAR RICCHI POCHI E SENZA TUTELE.VEDASI PER ESEMPIO PARMALAT,ARGENTINA E ORA FONDIARIASAI.LE AZIENDE E LE BANCHE ITALIANE SONO TUTTE DECOTTE,COME QUASI IN TUTTO IL MONDO CON BILANCI TAROCCATI.

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