LA FUSIONE

L’incognita Milano sulla “Grande Unipol”

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Cimbri spera in una risposta positiva dalla Consob sull'esenzione dall'opa. In caso contrario il piano d'integrazione con Fonsai può saltare.

L'amministratore delegato di Unipol Carlo Cimbri

La “Grande Unipol” (come chiamano in quel di Bologna l’aggregato di Unipol, Premafin, Fonsai e Milano) si presenta al mercato. O meglio, lo aggiorna sullo stato dell’arte di questa ristrutturazione senza fine a cui la compagnia delle coop sta lavorando da sei mesi sotto la regia di Mediobanca e Unicredit.
Infatti, il destino dell’operazione di fusione a quattro, nonostante l’approvazione dell’aumento di capitale da parte di Premafin e gli “ok” (condizionati) di Antitrust e Isvap,  è ancora circondato da numerose incognite.
La prima è rappresentata dall’eventualità che la Consob obblighi Ugf a lanciare un’offerta pubblica d’acquisto su Milano Assicurazioni.
La seconda, riguarda sempre la Consob e i rilievi che ha mosso a Fonsai in merito al bilancio 2011 approvato dalla compagnia. La Commissione contesta in particolare la corretta contabilizzazione di alcune poste (le riserve sinistri).
Da ultimo, a rovinare la festa all’amministratore delegato della compagnia, Carlo Cimbri, nel giorno della conference call di presentazione agli analisti dello stato di avanzamento del progetto d’integrazione tra Unipol e la galassia assicurativa del Fonsai, c’è stata la pubblicazione, da parte del sito internet Linkiesta.it, della due diligence condotta da Ernst & Young su Unipol per conto di Fonsai, da cui emerge una forte esposizione della compagnia bolognese ai derivati. Il “pacchetto” di investimenti classificati come Htm (Held to maturity, titoli detenuti fino a scadenza) o come Loans & Receivables (finanziamenti e crediti) ammonta a 6,468 miliardi di euro pari al 41,8% del portafoglio finanziario di Unipol.
CIMBRI SU ERNST&YOUNG: «NON RISPONDIAMO». L’eccessiva esposizione ai derivati di Unipol è stata oggetto della domanda di un analista durante la conferenza telefonica. Ma Cimbri, sulle prime, ha preferito non replicare: «In questi mesi abbiamo scelto di non rispondere a provocazioni messe fuori ad arte da qualcuno con finalità diverse dal salvataggio del gruppo Fonsai».
Cimbri, quindi, ha osservato che «quel che conta è che l’iter autorizzativo del nostro progetto stia andando avanti ed è stato vagliato da tutte le autorità».
Successivamente, però, l’amministratore delegato di Unipol ha ammesso che Unipol ha prodotti strutturati per 3,6 miliardi di euro (su un totale di 15,4 miliardi di portafoglio finanziario), mentre la cifra che circola di 5 miliardi (Ernst & Young, infatti, dice che alla cifra di 6,4 vanno sottratti 1,482 miliardi) può essere legata al fatto che l’Isvap considera nel computo anche altri titoli: «Può essere una riclassificazione della vigilanza: sono 3,6 miliardi gli strutturati veri e propri, quelli che hanno opzioni vere, non i titoli di larga liquidabilità». Un terzo, poco più di 1 miliardo, ha confermato il manager, è stato strutturato da Jp Morgan, banca d’affari americana da sempre vicina alla compagnia bolognese e consulente del comitato di amministratori indipendenti costituito in seno al cda per valutare l’aggregazione con Fonsai.
In ogni caso, Cimbri ha ribadito: «La nostra esposizione sui derivati non è di natura speculativa ma di copertura».
CIMBRI: SE CONSOB CHIEDE OPA CI FERMEREMO. A proposito delle autorità che, invece, secondo Cimbri avrebbero dato il loro benestare all’operazione, l’amministratore delegato non nasconde che il responso di Consob sull’esenzione dall’obbligo di Opa su Milano, resta un elemento cruciale per tutto il progetto.
Se Consob dovesse negare il beneficio, ha fatto sapere Cimbri, «ci fermeremo». L’imposizione dell’offerta pubblica d’acquisto «avrebbe l’effetto di rinviare tutto a un secondo momento».
La Consob, inoltre, ha messo in discussione la correttezza della compilazione del bilancio Fonsai 2011 in base ai principi contabili Ias. Al termine del suo esame, la Commissione potrebbe esprimere una dissenting opinion che, nel caso, dovrebbe essere citata nel prospetto informativo dell’aumento di capitale da 1,1 miliardi che la compagnia deve avviare per risollevare il suo Solvency margin.
«I rilievi Consob non hanno impatto sul patrimonio né sul solvency di Fonsai, né sui valori patrimoniali rappresentati in bilancio, ma hanno sapore di correttezza nella rappresentazione», ha detto Cimbri, aggiungendo che «sono eccezioni sulle modalità di rappresentazione dei risultati. Pertanto questo non ha alcun tipo di impatto sulla documentazione che Fonsai sta predisponendo» per l’iter autorizzativo per l’aumento di capitale.
FUSIONE EFFETTIVA DAL PRIMO GENNAIO 2013.
Se tutte queste incognite dovessero essere risolte positivamnte, l’iter per la fusione tra Unipol, Premafin, Fonsai e Milano potrebbe partire a settembre e completarsi «entro la fine dell’anno con efficacia dal primo gennaio 2013». Dopo l’assemblea di Fonsai del 27 giugno sulla ricapitalizzazione da 1,1 miliardi, ha aggiunto Cimbri, «valuteremo insieme al consorzio di garanzia il momento opportuno per avviare l’aumento di capitale (anche Unipol deve ricapitalizzare per 1,1 miliardi, ndr)».
«Prevediamo nei primi giorni di luglio il momento opportuno, condizioni di mercato permettendo, per avviare gli aumenti», ha aggiunto. Il rafforzamento patrimoniale complessivo per Unipol-Fonsai è di 1,7 miliardi, considerando i prossimi aumenti di capitale.
La realtà assicurativa che dovrebbe nascere dall’integrazione a quattro fra Unipol, Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni è un colosso che nel 2015 dovrebbe contare su 10,3 miliardi di euro di premi danni, 7,2 miliardi di premi vita, un utile netto consolidato di 880 milioni e un margine di solvibilità al 169% (Solvency I) e al 143% (Solvency II).
Dall’integrazione, l’amministratore delegato di Unipol si attende 345 milioni di sinergie totali che deriveranno da una migliore gestione tecnica dei rami danni (122 milioni), da un taglio dei costi operativi (169 milioni), dal miglioramento della produttività e dell’asset allocation (54 milioni).

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