CREDITO

L’Abi continua a minacciare l’Eba

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«Valutiamo il ricorso alla Corte di Giustizia». La reazione non si è ancora tradotta in fatti.

Giuseppe Mussari

Il presidente di Montepaschi e dell’Abi, Giuseppe Mussari, torna a sottolineare l’intenzione dell’Associazione bancaria italiana di protestare formalmente contro l’esercizio Eba sulle ricapitalizzazioni. Lo aveva già fatto tre volte a dicembre e una a gennaio. Ma per il momento, l’associazione delle banche non è ancora passata ai fatti.
L’ASSOCIAZIONE VALUTA IL RICORSO A STRASBURGO.
L’Abi, ha dichiarato Mussari in un’audizione alla Camera, «sta valutando l’opportunità di ricorrere presso la Corte di giustizia europea contro la raccomandazione Eba». Nel testo dell’intervento di Mussari alla Commissione Finanze si precisa che l’associazione ritiene che la misura «non sia volta a istituire prassi di vigilanza uniformi, efficienti ed efficaci e per assicurare l’applicazione comune, uniforme e coerente del diritto dell’Unione», come previsto dal suo regolamento.
Secondo l’Abi la raccomandazione deve essere «riqualificata, secondo un principio di prevalenza della sostanza sulla forma, in una “decisione”». L’associazione bancaria si augura inoltre che «la Banca d’Italia adotti un approccio flessibile nella valutazione dei piani di ricapitalizzazione che le banche hanno presentato il 20 gennaio scorso».
MUSSARI: MODIFICARE LA DECISIONE DEL CONSIGLIO UE. Mussari precisa: «Ci si deve augurare che, anche su stimolo del governo italiano, si pervenga a una modifica della decisione del Consiglio europeo del 26 ottobre 2011 quanto alla metodologia sottostante alla raccomandazione Eba», questo  alla luce del «peggioramento delle prospettive dell’economia e del fatto che la recessione è ormai una realtà», e degli accordi, definiti imminenti, per modificare i trattati europei allo scopo di «fronteggiare le tensioni sul rischio sovrano». Tensioni che, secondo Mussari, hanno giustificato l’azione dell’Eba, nell’ambito di un dibattito concentrato «sulla discussa e discutibile introduzione di un buffer sulla svalutazione dei titoli sovrani».
POLEMICA SUI PRESTITI BCE PER COMPRARE TITOLI DI STATO. Il presidente dell’Abi ha poi ricordato che le banche italiane hanno ricevuto prestiti a lungo termine (3 anni) per complessivi 116 miliardi di euro. Mussari ha quindi smorzato le preoccupazioni sull’operatività della banche italiane che, finanziandosi all’1% dalla Bce, possono poi reinvestire questa liquidità in titoli di Stato (carry trade) ad eventuale discapito del credito all’economia. Dichiarazioni, queste, che hanno fatto discutere, specialmente in tempi in cui è evidente la contrazione del credito alle imprese.
«Non c’è questa preoccupazione, perché i titoli di Stato acquistati sono poi utilizzabili come garanzie presso la Bce per ottenere altra liquidità, per finanziare il credito. Sarei invece preoccupato del contrario, cioè se le banche italiane non fossero in grado di comprare titoli pubblici e quindi di non sostenere il debito pubblico», ha sottolineato Mussari.
LA BCE SI SOSTITUISCA ALLE AGENZIE DI RATING. La Banca centrale europea, secondo il presidente dell’Abi, ha la possibilità di togliere alle agenzie di rating il loro potere sostituendosi a loro nel valutare il debito. «La Bce», ha spiegato Mussari, «potrebbe con i propri servizi e i suoi uomini formare la sua propria opinione sulle banche europee, e non tenere più in conto né S&P, né Moody’s, né Fitch». Una strategia in grado di «seccare l’acqua nel pozzo» alle tre sorelle del rating.
L’ITALIA STA FACENDO BENE I COMPITI A CASA. Non è mancato un riferimento al governo Monti: «Tutto si può dire meno che questo governo sia favorevole alle banche», ha detto Mussari, secondo cui alcune norme del nuovo esecutivo «pesano e peseranno sui loro conti». Per Mussari, infine, l’accordo per il fondo salva-Stati è «un fatto positivo», anche se ampiamente previsto. «Comincerei a dire con chiarezza», ha dichiarato il presidente dell’Abi, «che l’Italia sta facendo bene i compiti a casa».

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