AVVOCATI

L’Antitrust attacca la riforma forense

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Il progetto in discussione alla Camera è incompatibile con la riforma appena approvata.

Il presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella

Si fa sempre più arduo il cammino parlamentare della legge di riforma della professione forense. Ovvero di quel progetto, ora in discussione alla Camera e che disciplina in maniera specifica l’avvocatura. Una normativa ispirata dallo stesso Ordine assieme alle associazioni più rappresentative e che dal 2009 è intenta a peregrinare tra una commissione e l’altra e tra un ramo e l’altro del Parlamento.
Prima l’inclusione (o se si preferisce, il mancato stralcio) dell’avvocatura nel Dpr sulla riforma delle professioni regolamentate. Adesso i rilievi dell’Antitrust che, nonostante ora sia guidata da un legale, Giovanni Pitruzzella, non sembra avere assunto un atteggiamento più indulgente verso la categoria dei togati rispetto alla gerstione di Antonio Catricalà.
UNA PROPOSTA CHE LIMITA LA CONCORRENZA. La proposta di riforma forense, licenziata dalla Commissione Giustizia della Camera, reintroduce alcune misure limitative della concorrenza tra avvocati, ha sentenziato l’authority nel suo parere sulla riforma forense. «Le norme sui compensi reintroducono di fatto le tariffe e la durata troppo lunga del tirocinio limita la possibilità di ingresso alla professione».
In sostanza per l’Antitrust la riforma è in controtendenza con il Dpr sulle professioni appena varato dal governo. Il parere, a firma del presidente Giovanni Pitruzzella, è stato inviato ai Presidenti di Senato e Camera, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giustizia.
TIROCINIO TROPPO LUNGO.
L’Antitrust punta il dito, in particolare, sulla durata troppo lunga del tirocinio, che limita la possibilità di ingresso alla professione. «Le nuove misure relative all’accesso alla professione irrigidiscono la scelta di chi vorrebbe intraprendere la carriera forense, prevedendo nuovi ostacoli e limitazioni per lo svolgimento del tirocinio la cui durata, ridotta dal decreto sulle liberalizzazioni a 18 mesi, di cui 6 da svolgere durante il corso universitario, viene nuovamente allungata a due anni».
PARAMETRI DISCUTIBILI PER I COMPENSI. Circa i compensi, invece, «la proposta di legge prevede che il preventivo è obbligatorio solo su richiesta del cliente e non è comunque necessaria la forma scritta. In caso di mancato accordo, inoltre, il compenso è determinato utilizzando i ‘parametri’ stabiliti con decreto ministeriale: in questo modo viene ripristinato il rispetto di prezzi uniformi, vanificando così gli effetti della liberalizzazione».
PREOCCUPA IL “CONTROLLO” DELLE SPECIALIZZAZIOI. Sono previsti limiti e divieti alla pubblicità. «La proposta di legge utilizza il termine “informazione” o “comunicazione” in luogo di pubblicità facendo sorgere il dubbio che la pubblicità non sia consentita. Anche alla comunicazione che potrà fare il professionista vengono apposti divieti (per la pubblicità comparativa) e limiti».
«Viene, inoltre, introdotto il nuovo titolo di specialista che può essere attribuito solo dal Consiglio Nazionale Forense».
Per l’Autorità, «desta preoccupazione che il rilascio del titolo sia subordinato a verifiche che non sono sempre fondate sull’accertamento dell’esperienza professionale effettiva. Sembrano invece preferibili corsi di specializzazione facoltativi che assicurino a tutti la possibilità di acquisire il titolo e permettano l’instaurarsi di un sistema aperto in cui la specializzazione possa discendere da qualsiasi esperienza professionale e di studio o ricerca».
IL CNF: DALL’ANTITRUST UN’OPINIONE NON RICHIESTA. L’iniziativa dell’authority è stata accolta molto male dal Consiglio nazionale forense che ha subito risposto con una nota piccata: «Il parere dell’Antitrust non presenta alcun profilo di novità e ripete gli stessi argomenti che con lettera, anch’essa come il parere attuale non sollecitata ma inviata motu proprio ai destinatari, l’Autorità aveva diffuso un anno fa».
Il Cnf sottolinea anche che «gli argomenti allora proposti sono stati esaminati dalla Commissione e poi dall’aula del Senato e ritenuti inconferenti, e così dalla Commissione giustizia della Camera, che li ha anch’essa ritenuti inconferenti. Gli effetti finali di alcune posizioni “mercantilistiche” sono stati infatti tutti a svantaggio dei cittadini e a vantaggio di ben individuati centri di potere economico. L’atto camera 3900 è stato modificato con emendamenti di tutti i partiti della maggioranza proprio per renderlo compatibile con la riforma delle professioni».

Una Risposta a L’Antitrust attacca la riforma forense

  1. GABRIELLA PORCELLI

    Finalmente positivi segnali di equità in favore dei giuristi d’impresa abilitati alla professione di avvocato: per coloro che, come chi scrive, esercitano – né più, né meno – la professione forense, ancorché non quanto allo ius postulandi e in un contesto diverso non vi è più alcun motivo valido per considerare incompatibile la loro l’iscrizione all’Albo degli Avvocati, ove interessati a farlo ( ad ersempio per poter provare a terzi e a fini di pubblici concorsi ed esami l’esercizio effettivo della professione). Coloro che siano avvocati abilitati alla professione a seguito di regolare superamento dell’esame di stato e che operino alle dipendenze di un datore di lavoro anche privato, purché siano incardinati nell’ufficio legale dell’ente di appartenenza e siano effettivamente dediti in via esclusiva alla trattazione degli affari legali del medesimo devono potersi iscriviere all’Albo e ogni rifuto da parte del’Ordine territorialmente competente rispetto alle domande di iscrizione presentate a far data da oggi non può non considerarsi illegittimo e contrario ai principi di uguaglianza, nonché alle regole per la tutela della concorrenza.
    Auguriamoci che la Riforma Forense non cancelli questo importante principio, espressione di equità. Auguriamoci anche che gli Ordini siano rispettati e possano continuare a dialogare efficacemente con tutte le componenti dell’Avvocatura e possano cosi comprendere che non é l’indipendenza formale a garantire la qualità della professione nel suo effettivo esercizio, bensi lo sono unicamente l’eticità, la preparazione ed il reale e continuo aggiornamento professionale degli Avvocati, siano essi in-house che in libera professione.

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