CRISI

L’Europa e il mondo votano per Monti

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Lagarde, Marcegaglia e Van Rompuy dicono no a elezioni anticipate.

Il mondo guarda a Roma con preoccupazione: il destino dell’euro sembra legato a doppio filo all’evoluzione della situazione politica in Italia. L’ipotesi di un governo tecnico presieduto da Mario Monti piace ai mercati e alle istituzioni internazionali, ma non altrettanto ad alcune forze politiche, che continuano a dichiarare in pubblico di preferire le elezioni anticipate. Uno scenario catastrofico, secondo molte voci autorevoli.
LAGARDE: ATTUARE SUBITO LE RIFORME. Prima fra tutti Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, secondo cui l’Italia «deve attuare misure aggiuntive con stabilità politica e credibilità politica». Per la Lagarde «è necessario implementare le riforme su basi stabili, solide e sostenibili». E su Monti l’economista francese è stata chiara: «Penso che sia una persona estremamente competente, ho molta stima e rispetto per lui».
MARCEGAGLIA: IL VOTO ANTICIPATO PORTERÀ ALLA ROVINA. Sulla stessa linea le parole di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: «Credo che in un momento come questo Monti possa essere la persona giusta», per attuare le riforme. Il numero uno degli industriali ha poi lanciato «un appello a tutte le forze politiche a trovare un accordo per il bene del Paese: abbiano un grande senso di responsabilità». Ad un governo di emergenza nazionale, ha spiegato la Marcegaglia, «non ci sono alternative», perché «tre mesi di campagna elettorale porterebbero il Paese alla rovina».
VAN ROMPUY: CHIARIRE LA SITUAZIONE POLITICA. Ancora più diretto è stato il presidente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy: l’Italia, ha ammonito al termine degli incontri di venerdì 11 novembre con il presidente della Repubblica e con il presidente del Consiglio, deve «chiarire la situazione politica il prima possibile,  per consentire ad un nuovo governo di applicare l’ambizioso pacchetto di misure».
ALL’ITALIA SERVONO RIFORME, NON ELEZIONI. «L’Italia – si legge in un comunicato del presidente Ue – ha bisogno di riforme e non di elezioni. Un sostegno ampio da parte politica e sociale è essenziale per rassicurare i partner e gli investitori internazionali che l’Italia è impegnata a fare tutto il necessario per portare il suo debito su un percorso discendente».
I TRE SCENARI DI GOLDMAN SACHS. A disegnare un quadro dettagliato dei possibili scenari e delle conseguenze per i mercati, all’indomani dell’annuncio delle dimissioni da parte del premier, è stata la banca d’affari Goldman Sachs, che ha individuato tre diverse evoluzioni della situazione.
NUOVO PREMIER CON L’ATTUALE MAGGIORANZA. Il primo ipotizza che la coalizione di centro-destra, formata da Lega e Pdl, individui un altro nome per la presidenza del Consiglio, che riceva l’appoggio dei partiti centristi del Terzo Polo e si impegni a portare avanti l’agenda di riforme concordata con l’Europa. In questo caso, però, secondo Goldman Sachs il nuovo governo dovrà prima dimostrare di avere la fiducia del Parlamento, e questo porterebbe a prolungare l’incertezza politica. Gli analisti della banca d’affari temono in particolare il prevedibile ostracismo della Lega alla riforma delle pensioni. In questo scenario, il livello dello spread tra i Btp decennali e i corrispondenti Bund tedeschi resterebbe fermo a 400-450 punti, grazie al sostegno della Bce, fino all’approvazione definitiva delle misure.
GOVERNO TECNICO. La seconda ipotesi riguarda la formazione di un governo di unità nazionale, guidato da un “outsider” di provata competenza  (il ritratto di Mario Monti). Come nella crisi dei primi anni Novanta, nota Goldman Sachs, l’esecutivo tecnico potrebbe contrattare all’inizio con le forze politiche il programma di misure da attuare, in modo da ridurre i rischi, e usare la sua credibilità per introdurre nuovi provvedimenti a sostegno della cresccita. Questa prospettiva, secondo gli analisti di Goldman, sarebbe la preferita dei mercati e porterebbe ad un calo notevole dello spread e dei tassi d’interesse sui titoli di Stato italiani: la previsione è di una riduzione del differenziale a 350 punti in breve termine.
ELEZIONI ANTICIPATE. Il terzo scenario è quello della convocazione di elezioni anticipate, che si potrebbero tenere già a gennaio 2012, o più presumibilmentevenire rimandate alla primavera, perché molte forze politiche non sarebbero disposte ad andare al voto con l’attuale legge elettorale. Questa sarebbe l’ipotesi peggiore, ammonisce Goldman Sachs. Per questo il presidente della Repubblica Napolitano tenterà in ogni modo di evitare lo scioglimento del Parlamento.
Lo spread a 500 punti e oltre, nota in conclusione Goldman Sachs, è probabilmente il livello più alto a cui il differenziale possa arrivare. Tuttavia, la volatilità dei mercati resterà elevata e il rischio alto, fino a che i creditori dell’Italia non saranno rassicurati sull’effettiva capacità del nostro paese di mettere in atto riforme ad ampio spettro d’azione.

 

 

 

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