LAVORO

Licenziamenti, parte la corsa all’incentivo

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Ma spesso si tratta di offerte che servono solo a indorare la pillola.

Licenziamenti “creativi” e curiosi incentivi per lasciare le aziende ed evitare bracci di ferro legnosi con i lavoratori. I casi recenti di Nestlè ed Electrolux hanno fatto molto rumore ma rappresentano solo due anelli di una filiera ben più ampia. Si sono moltiplicate negli ultimi anni le aziende che, in virtù della crisi economica, hanno optato per la mobilità “morbida”, chiedendo un passo indietro ai lavoratori in cambio di incentivi (non sempre) appetitosi.
CADBURY E LA MOBILITA’ A SCALONI. La soluzione adottata dalla Cadbury Italia di Silvi, in provincia di Pescara, è stata di sicuro una delle più creative. La multinazionale dolciaria americana quando ha dimezzato l’organico da 116 a 66 lavoratori, è ricorsa ad una forma di mobilità incentivata a “scaloni”, seguendo la logica: più sei anziano, meno ti pago. E così si sono determinate le soglie di 17 mila euro per i lavoratori fino a 43 anni, 14 mila euro per quelli da 43 a 53 anni, 8 mila euro per chi ha da 53 anni in su. Quote, ovviamente, subordinate alla disponibilità ad accettare il provvedimento di licenziamento. Ma non finisce qui. La Cadbury si è spinta oltre, prevedendo un ulteriore incentivo di 3 mila euro nel caso il provvedimento veniva accettato dal lavoratore entro e non oltre 7 giorni dalla data di diffusione della proposta aziendale.
IL “TEMPO LIBERO” OFFERTO DALL’IBM. Non dormono sonni tranquilli i dipendenti di Ibm Italia dopo che il gigante americano  ha ufficializzato incentivi piuttosto singolari per ridurre la propria forza lavoro negli Usa: i dipendenti di 60 anni e 30 anni di anzianità lavorativa oppure quelli di 55 anni d’età e 15 anni di servizio in azienda, saranno accompagnati a fine carriera con una riduzione dell’orario di lavoro del 40% e un taglio dello stipendio del 30%. Chi decide di accettare la proposta deve sottoscriverla entro il 31 dicembre 2013. Nella mail inoltrata ai dipendenti, Ibm non risparmia frasi morbide per indorare la pillola: «L’azienda offre questa possibilità per lasciare un pò di tempo libero» così da far scoprire ai futuri pensionati «altri modi significativi per riempire le vostre giornate». Se espressioni di questo tipo possono apparire piuttosto sarcastiche e infelici, l’alternativa alla “dolce” mail sarebbe stata un licenziamento in tronco ben più energico e doloroso: per certi versi, dunque, meglio la soluzione “soft”.
CAMP DERBY OFFRE 18MILA EURO A CHI SI LICENZIA. Un maxi “risarcimento” pur di congedare il personale è quello proposto ai lavoratori di Camp Derby, storica base militare americana sul litorale di Pisa. «Se firmi la lettera di dimissioni, ti diamo di 18mila euro lordi». È questa la proposta che il comando Us ha rivolto ai suoi dipendenti civili italiani, tra cui i 53 lavoratori in esubero (17 licenziamenti diretti e 36 trasferimenti alla base di Vicenza). Una strategia bocciata dai sindacati. «E’ ovvio che, dando le dimissioni in cambio dell’incentivo, i dipendenti si accollerebbero tutta la responsabilità dell’uscita. Perderebbero l’eventuale diritto all’assegno di disoccupazione e ad altri ammortizzatori sociali, oltre alla possibilità di usufruire della legge 98 del 1971, per essere ricollocati nella pubblica amministrazione e negli enti locali anche in soprannumero. Il braccio di ferro a Camp Derby è tuttora in corso: 34 dipendenti hanno rifiutato il trasferimento a Vicenza e saranno licenziati dall’ 1 settembre.
IL RICOLLOCAMENTO DELLA COOP LIGURIA. Alla Ipercoop di Savona, i 40 esuberi sono stati gestiti con estrema diplomazia dalla direzione generale di Coop Liguria. La proposta fatta ai lavoratori prevedeva incentivi all’esodo volontario, oltre a chi è sulla soglia della pensione, anche »per chi ha manifestato interesse a ricollocarsi altrove». Come se la crisi e la disoccupazione record non toccassero la Liguria e fosse facile trovare un posto di lavoro alternativo all’ipercoop. Il risultato della proposta è che nessuno dei lavoratori «ha manifestato interesse a ricollocarsi altrove».
E ovviamente l’accordo sindacale sugli esuberi si è chiuso eliminando questa grottesca clausola.

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