Finanza

Marchionne: «In Italia c’è una fabbrica extra»

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Il numero uno di Fiat parla alla presentazione della 500L. Pomigliano? «Pronto il ricorso». E intanto pensa a crescere in Russia e Usa.

Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat

Dopo  la sentenza del Tribunale di Roma su l’obbligo di assunzione di 145 tesserati Fiom a Pomigliano e dopo i dati dell’Acea che hanno confermato come, in Italia (oltre che nel resto del Vecchio Continente), gli stabilimenti lavorino al di sotto dei livelli ottimali di produttività, Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler torna ad agitare lo spauracchio delle chiusure.
«UNO STABILIMENTO DI TROPPO IN ITALIA». Con gli attuali livelli di mercato, «c’e’ almeno uno stabilimento extra in Italia», ha detto Marchionne, al termine della presentazione della 500L a Torino.
«Fino a quando non riusciremo a trovare un accordo per mantenere un livello di tranquillità industriale e usare i nostri assett per esportare in America, diventa molto molto difficile guardare agli stabilimentri italiani come risposta al mercato europeo. Se si guarda alla domanda, c’e’ almeno uno stabilimento extra in Italia, bisognerebbe tagliarne uno», ha spiegato il manager del Lingotto.
L’EXPORT VERSO GLI USA RISOLVEREBBE TUTTO. «Se riusciamo a esportare verso l’America, ovviamente il problema scompare» ha aggiunto, anche se Marchionne è apparso molto cauto per quanto riguarda una ripresa del mercato dell’auto in Europa. «Nei prossimi 24 -36 mesi la situazione non credo si modificherà» ha detto.
Sullo sfondo, però, restano da un lato le performance sostanzialmente in perdita dei siti produttivi italiani (sfruttati, stando ai dati Alix Partners al 54%) e dall’altro la tensione sindacale. Inoltre, pochi giorni prima, inaugurando la nuova fabbrica cinese, Machionne aveva sottolineato come quello stabilimento (dove peraltro il costo del lavoro è un quinto di quello italiano) potrebbe produrre tanto per l’America quanto per l’Italia.
RICORSO CONTRO LA SENTENZA SU POMIGLIANO. E poi, si sa, le grane sindacali, nell’ex celeste impero non si sa neanche cosa siano. In Italia, invece, Fiat deve fare i conti con la sentenza sui tesserati Fiom. «A Pomigliano non abbiamo fatto alcuna discriminazione, abbiamo assunto 20 lavoratori che nel 2010 erano iscritti alla Fiom» ha precisato sulla sentenza del Tribunale di Roma che obbliga il Lingotto ad assumere 145 lavoratori iscritti alla Fiom. «Il 4 luglio presenteremo appello», ha aggiunto Marchionne.
LA PRESENZA ITALIANA LEGATA LA MERCATO. Come accade ogni volta che Marchionne prende la parola, l’amministratore delegato del Lingotto si è sentito domandare se, a questo punto, Fiat può garantire i suoi investimento. «Confermeremo gli investimenti in Italia in base alle condizioni di mercato. Le stime per quest’anno sono di 1,4 milioni di unità, una cifra mai così bassa dal 1979. Se avremo qualcosa da dire su Mirafiori la diremo».
CRESCITA IN RUSSIA E USA. Se il destino della presenza italiana è avvolto nella nebbia, quello in Russia e negli Usa sembra segnato. Sui tempi di formalizzazione dell’intesa con Sberbank per la produzione di auto in Russia, il manager ha detto: «Ci stiamo lavorando, speriamo entro la fine dell’anno, il problema e’ tecnico piu’ che di sostanza». 

Riguardo al completamento dell’acquisizione di Chrysler (di cui Fiat, il 3 luglio è salita al 61,8%) Fiat acquisterà il 100% della quota Chrysler ancora detenuta dal fondo Veba «al momento giusto, quando si creeranno le condizioni».

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