AUTOMOBILI

Mirafiori, anche il simbolo è in “cassa”

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La produttività del più storico impianto Fiat è calata di 20 volte.

Sergio Marchionne

Mirafiori al capolinea? Lo stabilimento simbolo della Fiat in Italia è al centro di un confronto serrato tra esperti, opinionisti e sopratutto lavoratori perché indiziato come possibile “vittima sacrificale” del piano Marchionne, come fabbrica «di troppo» che il Lingotto vorrebbe archiviare dopo Termini Imerese.
Certo, non è la prima volta che l’amministratore delegato di Fiat minaccia la scure contro operai, impiegati e stabilimenti del principale gruppo automobilistico del Belpaese. Ma su Mirafiori pende un graduale disimpegno che si è consumato nel tempo.
Sembrano passati secoli quando all’inizio degli anni ’90 la Fiat produceva a Torino circa 4mila auto al giorno. Nel 2011 ne ha prodotte 250, tra Alfa Mito, Lancia Musa e Fiat Idea, venti volte meno. Il quadro è desolante tra cassa integrazione, ipotesi di costruzione di nuovi modelli e tanta, troppa nebbia all’orizzonte.
UN SITO DI 2 MILIONI DI METRI QUADRATI.  Un’estensione di due milioni di metri quadri, ventidue chilometri di ferrovia al suo interno e oltre dieci di strade sotterranee: i numeri di Mirafiori denotano imponenza e al contempo inconsistenza degli impianti a disposizione. Nell’ultimo decennio i piani di ristrutturazione hanno colpito questa fabbrica smembrandola in termini di organici. Nel settembre del 2002 gli operai addetti alle carrozzerie sfioravano le 10mila unità. Un patrimonio disperso nel tempo e ridotto ora a sole 5.480 unità. Numerose sono state le aree dismesse dal ciclo produttivo e utilizzate per internalizzare i servizi logistici oppure cedute al Comune che ha creato parcheggi e prolungato la tramvia con il capolinea della linea 4 che è praticamente adiacente allo stabilimento. Così come è sorto sullo spazio di un’area sottoutilizzata il Mirafiori Motor Village, grande complesso commerciale con ristoranti, bar e merchandising sorto nella zona nord dell’impianto.
DAL 2008 SI FANNO I CONTI CON LA CASSA INTEGRAZIONE. E’ dal 2008, quando ci furono due settimane di fermo, che gli operai della catena di montaggio fanno i conti con una cassa integrazione sempre in crescita. Nel 2009 infatti ci furono 10 settimane di stop, che sono diventate 42 nel 2010. Per arrivare al 2011, quando non solo è partita la cassa integrazione straordinaria, ma su 260 giorni di lavoro teorici, i lavoratori ne hanno trascorsi 213 in cassa.
Al Lingotto fanno notare che la cassa è legata ai minori carichi di lavoro che si sono accumulati in questi ultimi tempi (nel 2011 sono state prodotte 22mila unità tra Idea e Musa e 41mila Mito). Il trend dal 1 gennaio 2012 è praticamente identico: si continua a lavorare a singhiozzo con la cig che surclassa di gran lunga i giorni lavorativi. Basti pensare che nei primi sei mesi sono uscite dai cancelli solamente 25mila macchine.
IL FUTURO LEGATO A MITO E MINI SUV. D’altro canto le produzioni di Idea e Musa sono in fase di chiusura e vengono ancora prodotte in quantità limitata in attesa di essere soppiantate dai due piccoli monovolume che saranno realizzati nello stabilimento serbo di Kragujevac a partire dai prossimi mesi. Mirafiori sopravviverà dunque con la sola Mito fino al dicembre 2013 quando dovrebbe iniziare la produzione di un minisuv con il marchio Fiat seguito a metà 2014 da un altro piccolo suv con il marchio Jeep. Secondo i piani dell’azienda queste due automobili dovrebbero essere prodotte in 250mila unità all’anno e saranno destinate al mercato mondiale.
MA LA PRODUZIONE DOVEVA PARTIRE GIA’ NEL 2012. Ma è un dato di fatto che la partenza della produzione dei due minisuv era prevista per fine 2012 ed è stata posticipata di un anno; e poi nel corso del tempo l’identità dei modelli a cui si lega il futuro della fabbrica di Torino è cambiata diverse volte: nel 2010 erano berline del gruppo Chrysler, poi sono diventati monovolume (quelli successivamente finiti in Serbia), poi suv medi del segmento C, infine piccoli suv realizzati sul pianale delle utilitarie. Tutta questa incertezza non fa che abbassare le quotazioni di Mirafiori nel borsino degli stabilimenti automobilistici.
I SINDACATI TEMONO CHE LE PRODUZIONI FINISCANO ALL’ESTERO. Ci sono anche altri segnali che fanno crescere i timori di smobilitazione. Ad esempio, i sindacati hanno notato uno strano ritardo nella preparazione delle nuove linee di montaggio per gli ipotetici Suv.
I lavori infatti sono in situazione di stand-by, e la fase di allestimento delle linee non è ancora partita. “Manovre tecniche” che fanno ulteriormente innalzare il livello di diffidenza delle parti sociali e degli operai nei confronti dell’azienda. «Non sarebbe la prima volta – confida una ex rsu Fiom della fabbrica – che produzioni previste per Mirafiori finiscano ad altri impianti: è successo per la Thema prima e per la 500L poi in Serbia».
IN CASSA INTEGRAZIONE ANCHE I COLLETTI BIANCHI. L’aria di crisi che soffia su Torino è testimoniata, infine, dalla cassa integrazione agli Enti Centrali decisa dal board del Lingotto. Non era mai successo che i colletti bianchi della Fiat si fermassero per così tanto tempo. Tutti i 5.400 impiegati del Lingotto, tra ingegneri e tecnici, dopo lo stop di giugno e di inizio luglio, non lavoreranno neppure dal 30 luglio al 5 agosto, dal 27 agosto al 2 settembre, e il 13, il 14, il 20 e il 21settembre. Se a questo si aggiunge che molte delle aziende dell’indotto stanno facendo i conti con una perenne cig e un abbassamento massiccio dei volumi produttivi (come per la Magneti Marelli di Rivalta, la Magnetto wheels di Rivoli, o la Saturno di Grugliasco, Rosta e Piossaco), allora le possibilità di consegnare un finale lieto al giallo “Mirafiori” si riducono davvero al lumicino.

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