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Moody’s, nel mirino le banche d’affari

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Sotto esame in 17: da Goldman Sachs a Nomura. Colpiti 114 istituti europei tra cui 24 italiani.

L'interno degli uffici di Moody's

Moody’s scatenata. Il 16 febbraio, l’agenzia di rating americana ha annunciato il RuR Down (Rating under Review for Downgrade, rating sotto osservazione in vista di un nuovo taglio) per 114 banche europee, tra cui anche 24 italiane, ma soprattutto ha ha messo sotto osservazione in vista di un possibile downgrade il rating di 17 colossi mondiali del credito «che operano a livello globale nel mercato dei capitali». Tra gli istituti a rischio, si legge in una nota, giganti come Goldman Sachs, Citigroup, Deutsche Bank, Ubs, Hsbc.
PESA LA CRISI DELL’AREA EURO. Le azioni sui rating degli istituti europei riflettono, dice Moody’s, «la pressione combinata» derivante in primo luogo dall’«avverso e prolungato impatto della crisi dell’area dell’euro che rende il contesto operativo molto difficile per le banche europee», in secondo luogo dal «deterioramento del merito di credito dei rating sovrani, che ha portato all’aggiustamento dei rating di nove Paesi lo scorso 13 febbraio» e infine dalle «sfide importanti» che dovranno affrontare le banche con «significative attività sui mercati dei capitali».
Queste difficoltà, secondo Moody’s, non riescono ad essere compensate dalla presenza di fattori positivi come il supporto offerto dai governi al sistema bancario e la politica monetaria accomodante.
IL RUR DOWN INTERESSA MOLTI PICCOLI ISTITUTI. Molte delle banche italiane interessate dal RuR Down sono piccole realtà locali. Nel dettaglio, il RuR Down tocca alle italiane capogruppo Banca Carige, Banca della Marca Credito Cooperativo, Banca delle Marche, Banca Monastler e del Sile, Monte dei Paschi (che c’era già prima), Bnl, Banca Poolare Alto Adige, Banca popolare di Cividale, Banca popolare di Marostica, Banca popolare di Spoleto, Banca Sella, Banca Tercas, Banco Popolare, Cassa di Risparmio di Bolzano, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Credito Emiliano, Credito Valtellinese, Iccrea Bancaimpresa, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca e Unipol Banca. Si ‘salvano’, restando con l’outlook negativo, solo Cassa Depositi e Prestiti e l’Istituto Servizi Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), entrambe a controllo pubblico.
L’ITALIA È IL PAESE PIÙ COLPITO. L’Italia precede la Spagna (21 istituti colpiti), Francia (10) e Gran Bretagna (9). Diverse sono le istituzioni finite nel mirino dell’agenzia in Austria, Danimarca, Germania, Olanda e Portogallo.
In Svizzera due le banche sotto revisione, mentre in Belgio, Finlandia, Lussemburgo e Norvegia solo una.
RISCHIANO ANCHE 17 BIG MONDIALI. Ma il 16 febbraio, Moody’s ha deciso di mettere sotto osservazione, in vista di un possibile downgrade, il rating di 17 colossi mondiali del credito «che operano a livello globale nel mercato dei capitali».
Il monito sulle banche mondiali si aggiunge a quello sulle banche europee. Rischiano di vedersi ridurre il rating fino a un massimo di tre gradini Credit Suisse, Morgan Stanley e Ubs, fino a un massimo di due gradini Barclays, Bnp Paribas, Citigroup, Credit Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Jp Morgan, Macquarie e Royal Bank of Canada mentre per Bank of America, Nomura, Royal Bank of Scotland, Societe Generale l’abbassamento, se dovesse esserci, sarà di un solo ‘notch’. Secondo Moody’s i big mondiali che operano nei mercati dei capitali devono confrontarsi con «condizioni più fragili nella raccolta, più ampi spread di credito, accresciute richieste regolamentari e più complesse condizioni operative».
Questi problemi, a cui si aggiungono alcune “vulnerabilità” come la sensibilità al clima di fiducia, l’interconnessione e l’opacità del rischio “hanno diminuito le prospettive di crescita e redditività a lungo termine di questi istituti”.
COLPITE ANCHE 9 ASSICURAZIONI. Infine, sempre il 16 febbraio, Moody’s ha rivisto il giudizio su 9 gruppi assicurativi europei. L’agenzia di rating ha abbassato il rating di Unipol, Generali, Mapfre, Caser e Allianz Spa a causa «degli investimenti e dell’esposizione operativa in Italia e Spagna», mentre ha rivisto l’outlook di Allianz Se, Axa, Aviva a causa dell’indebolimento delle condizioni econmoiche e delle prospettive per l’Eurozona. Sotto osservazione per un possibile downgrade anche Scottish Widows, Clerical Medical e Sns Reaal.

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