BANCHE

Mps, in Comune si prepara la battaglia

di
In arrivo un'interrogazione sugli esiti della recente gestione della Fondazione.

La decisione della Fondazione Mps di cedere fino al 15% del Monte dei Paschi ha scatenato una reazione di piazza. Anzi di due piazze. In quella degli Affari, il titolo del Monte dei Paschi è schizzato del 10,5% a 0,33 euro con volumi sostenuti.
In quella del Campo, invece, monta la polemica sulle ripercussioni che l’allentamento della presa della città sull’istituto avrà per il territorio.
PRESENTATO IL PIANO DI RIENTRO AI CREDITORI. Secondo gli analisti di Citi, «le variabili chiave per valutare il potenziale “overhang” sul prezzo del titolo (ovvero il rischio di depressione sul titolo legato all’eccesso di offerta sul mercato) sono i tempi della cessione e l’identità dei potenziali azionisti strategici».
Sul primo fronte tutto dipenderà dall’esito della trattativa ancora in corso con le tre banche italiane creditrici (Mediobanca, Intesa e Unicredit).
Il 15 febbraio i vertici della Fondazione guidati dal direttore generale Claudio Pieri hanno presentato il piano di rientro dal debito ai rappresentanti delle 11 banche creditrici, otto delle quali estere e guidate da JP Morgan, che vantano ancora 524 milioni di debito coperto da un pegno sulle azioni Mps della Fondazione, e alle altre due banche, Mediobanca e Credit Suisse, verso cui la Fondazione é esposta per perdite su derivati per altri 490 milioni. L’alternativa resta quella di ottenere un finanziamento ponte, fino a 900 milioni, da Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit, spostando il debito verso i creditori italiani con l’obiettivo di avere più tempo per la cessione della quota del Monte.
CHIESTA UNA PROROGA DELL’ACCORDO DI STAND STILL. Secondo indiscrezioni raccolte dall’agenzia Reuters, l’ente avrebbe chiesto un mese di proroga all’accordo standstill che scade il 15 marzo e una diluizione delle rate in cambio di un parziale rimborso del debito.
Quanto ai possibili acquirenti delle quote del Monte che verranno cedute (una volta incassato il via libera del ministero del Tesoro), sul tavolo ci sarebbe già la disponibilità della Equinox di Salvatore Mancuso magari accompagnata dall’arrivo di altri fondi come Clessidra di Claudio Sposito.
A SIENA, IL 21 FEBBRAIO CONSIGLI COMUNALE DI FUOCO. Ma c’è anche l’altra piazza, quella del Campo, che ha reagito alla svolta in casa Mps. A Siena la notizia della “resa” di Palazzo Sansedoni ha scosso i palazzi della politica e delle contrade che temono un drastico taglio delle erogazioni distribuite fino a oggi sul territorio dall’ente.
La tensione è destinata a salire il 21 febbraio quando si riunirà il Consiglio comunale: all’ordine del giorno è infatti prevista  un’ interrogazione datata 8 febbraio e presentata da Laura Vigni (Sinistra per Siena) e da Enzo De Risi (lista Per Corradi) sulla gestione della Fondazione Mps.
Nel documento si parla di “tecnica dilatoria” del sindaco Franco Cecchuzzi (Pd) e vengono stigmatizzate alcune operazioni di acquisto e rivendita di azioni Intesa e Mediobanca che hanno prodotto grosse minusvalenze.
INTERROGAZIONE SUI COSTI DEGLI ORGANI DELLA FONDAZIONE. Nel mirino dei due consiglieri, anche i costi degli organi amministrativi dell’ente (2 milioni di euro annui, fra Deputazione e Consiglio sindacale) più quelli di consulenti e collaboratori vari (più di 2 milioni annui) e dei dipendenti (39, per 6 milioni di euro). Non solo.
Nell’interrogazione Vigni e De Risi chiedono di «valutare l’opportunità di intraprendere un’azione di responsabilità nei confronti del cda della Fondazione che sembra avere agito in difformità con quanto stabilito dallo Statuto e contrariamente agli indirizzi indicati dal Comune di Siena e agli interessi dell’intera comunità senese».
Se la prende con il sindaco anche la Lega Nord che il 15 febbraio ha definito la mossa della Fondazione «una gravissima sconfitta politica della sinistra» chiedendo le dimissioni del primo cittadino che in campagna elettorale aveva garantito che l’ente non sarebbe mai sceso sotto al 50% in banca.
PER FAR ECONOMIA SI CHIUDONO GLI SPORTELLI. Mentre fuori i senesi protestano e la politica si azzuffa, dentro Rocca Salimbeni il nuovo direttore generale Fabrizio Viola e il presidente Giuseppe Mussari attendono di conoscere il verdetto dell’Eba sperando di poter colmare il deficit patrimoniale senza nuovi aumenti di capitale. Se invece l’istituto fosse costretto a chiedere un nuovo aiuto al mercato e agli azionisti, la stessa linea del Piave del 33,5% fissata a San Valentino dalla Fondazione rischierebbe di essere travolta. Non solo. Secondo quanto risulta a Economiaweb.it, i vertici del Monte avrebbero ricevuto una lettera da Banca d’Italia in cui viene sollecitato l’alleggerimento degli sportelli del gruppo, soprattutto delle filiali in perdita, per risparmiare sui costi. Mps sta già razionalizzando la rete commerciale: ha annunciato che chiuderà 50 sportelli di piccole dimensio, distribuiti su tutto il territorio nazionale, entro la fine del 2012. Una mossa, ha spiegato la stessa banca in una lettera indirizzata alle organizzazioni sindacali, che era stata inserita nel piano industriale 2011-2015 e che prevede complessivamente la chiusura di 150 sportelli, gran parte dei quali considerati troppo vicini ad altre filiali del gruppo.  La razionalizzazione andrà avanti con una verifica su altre 100 filiali che sarebbero già state individuate. Ma, dopo l’input della Vigilanza, potrebbe allargarsi ulteriormente in occasione dell’aggiornamento del piano industriale che andrà al vaglio del nuovo cda nominato dall’assemblea in aprile ma su cui, come ha indicato lo stesso Viola il 1 febbraio, i vertici hanno già cominciato a lavorare.

Devi essere loggato per scrivere un commento Login o Registati