VERSO IL PODIO

Olimpiadi, in scena lo spread dell’oro

Le federazioni sportive riconoscono premi diversi agli olimpionici. Si va dai 700mila dollari dell'Armenia ai 240 euro della Sud Corea

A Londra le “quotazioni dell’oro” schizzano alle stelle. Soprattutto al villaggio olimpico. Il Big Ben ha dato il via. Si aprono i Giochi olimpici 2012. Ma è tempo di crisi e così, lo spread fa capolino anche tra i premi assegnati dalle squadre ai loro atleti.
UN ORO TEDESCO VALE SOLO 15MILA EURO. L’ARMENIA PAGA 700MILA DOLLARI. La “vecchia Europa” arranca ed emergono i “nuovi ricchi”. Così se la Germania mette in palio 15mila euro per gli atleti che rientreranno a Berlino con un oro, l’Armenia rilancia e promette 700mila dollari.
E’ lo spread olimpico. L’Asia tira la volata e lascia tutti sul posto. Sul podio dei premi, infatti, sale l’Azerbaijan: 640mila euro per chi vincerà una gara.
Il bronzo va a Singapore: un oro olimpico vale 575mila euro.
MA GLI ATLETI DI USA E CANADA PENSANO ALLE SPONSORIZZAZIONI. Premi inarrivabili per le potenze occidentali. I ricchi Canada e Stati Uniti alle Olimpiadi si trasformano in tirchi: chi conquista un primo posto guadagna tra i 16 mila euro e i 20 mila euro. Si tratta però di dati ‘taroccati’.
Ad attendere a casa gli eventuali campioni nordamericani ci sono contratti di sponsorizzazione milionari. L’Italia prova a resistere. I tetti stabiliti a Pechino 2008 sono stati risparmiati dai tagli della ‘spending review’: anche a Londra sono previsti 140 mila euro per chi vince l’oro, 70 mila all’argento e 50 mila al bronzo.

Federica Pellegrini

PER ITALIANI E SPAGNOLI LA GLORIA DEL PODIO VIENE DIMEZZATA DAL FISCO. Tutti i premi, va però sottolineato, saranno dimezzati dalla scure sempre del fisco. Premi invariati anche per la Spagna. L’oro viene ‘quotato’ a 94 mila euro, 48 mila per una medaglia d’argento, 30 mila per quelle in bronzo. Nel frattempo, però, la tassazione a Madrid é più che raddoppiata. Insomma, tra gli atleti della Roja la crisi si sente. Terza sul ‘podio euro-mediterraneo dei premi’ è la Francia: Parigi mette in palio 50 mila euro per i suoi ‘ori’. La AGLI OLIMPIONICI INGLESI, INVECE, NEMMENO UN PENNY. Gran Bretagna, invece, ha deciso di sposare pienamente lo spirito olimpico: gli atleti di sua maestà non prenderanno neanche un penny. Per loro solo l’affetto dei tifosi di casa, il saluto della regina e la promessa di sponsorizzazioni milionarie.
Le ‘quotazioni aurifere’ dell’Asia salgono. Ma non tutti nel Far Est sono disposti a fare follie per i loro atleti. La nazione più ‘povera’, infatti, è la Corea del Sud. Chi rientra in patria con la medaglia più preziosa riceverà 240 euro. Meno che in Mongolia, dove in palio ci sono 8.200 euro.
PECHINO DIMEZZA LA BORSA PER I SUOI ORI RISPETTO AL 2008. E si ferma a sorpresa anche la locomotiva cinese. Solo 41mila euro per la medaglia del metallo più prezioso, dato in ribasso rispetto al ‘valore di mercato’ di Pechino 2008, dove l’oro veniva ‘pagato’ 100mila euro. Nel villaggio olimpico il ‘caso cinese’ si presta alle battute dei ‘trader della borsa sportiva’: il calo dei premi – spiegano gli esperti della ‘city olimpica’ – sarebbe dovuto solo alle previsioni di crescita del numero di medaglie. Sono le regole del ‘mercato a cinque cerchi’.

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