LIBERALIZZAZIONI

Professioni, le società possono attendere

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Il decreto varato il 3 agosto dal Consiglio dei ministri non contiene le norme sulle Stp.

Il consiglio dei ministri, lo scorso 3 agosto, ha approvato definitivamente il Dpr di riforma delle professioni. Una super legge (prevista dal Dl 138/2011) che va a modificare gli ordinamenti di tutte le professioni regolamentate, inclusa quella forense che, fino all’ultimo, gli avvocati speravano venisse stralciata dalla legge.
TIROCINIO RIDOTTO E FORMAZIONE OBBLIGATORIA. Tutto, o quasi, è andato come previsto. La nuova legge prevede, sul fronte della deontologia, la separazione netta tra l’attività di amministrazione degli ordini e le funzioni disciplinari sugli iscritti; la pubblicità informativa, che viene consentita con ogni mezzo e può anche avere ad oggetto, oltre all’attività professionale esercitata, i titoli e le specializzazioni anche l’organizzazione dello studio e i compensi praticati; l’obbligo della formazione continua; la riduzione a 18 mesi del tirocinio e l’obbligo di sottoscrivere una polizza Rc professionale. Quest’ultimo provvedimento diventerà esecutivo tra un anno.
Mentre sono rimaste fuori le norme più attese di tutta la riforma, ovvero quelle che avrebbero dovuto disciplinare l’esercizio dell’attività professionale in forma societaria.
LE STP E IL NODO DELLA TRASPARENZA. Le cosiddette Stp (società tra professionisti) sono state l’incubo di molti Ordini, soprattutto per l’apertura ai soci di capitale. Il dibattito sull’indipendenza degli studi, sul rischio di infiltrazioni crimilani, sui pericoli per la privacy dei clienti e le minacce del segreto professionale sono apparse un ostacolo troppo grande da superare. Almeno per il momento. Soprattutto perché il governo aveva i giorni contati per poter esercitare la delega ottenuta un anno fa (il termine scadeva il 13 agosto).
Inoltre, il Consiglio di Stato aveva chiesto maggiore trasparenza per i soci investitori. Compresa la necessità di “svelare” al cliente quali sono all’interno della società i soci professionisti e quelli che puntano principalmente all’investimento.
Secondo quanto riferiscono fonti vicine al ministero della Giustizia, il tema dovrebbe tornare a essere oggetto dell’attenzione del Governo a fine agosto.
FORTE CONTRARIETA’ DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE. Tra i più accaniti detrattori delle Stp ci sono gli avvocati che, infatti, nel progetto di legge parallelo (quello sulla riforma del solo ordinamento foresne, ancora in discussione alla Camera) hanno previsto il divieto assolutio dell’esercizio della professione in fomra societaria con partner di capitale. Secondo il Consiglio nazionale forense, le norme inizialmente previste in materia concedevano un potere di gestione illimitato ai soci non professionisti e non chiarivano la possibilità di fallimento delle Stp e di accesso alle norme sul sovraindebitamento. Nel mirino degli avvocati anche gli aspetti fiscali. Secondo il presidente del Cnf, Guido Alpa, prima di procedere alla riforma bisogna capire se i redditi prodotti dalle società tra professionisti vanno considerati redditi di lavoro autonomo e se il socio di capitale debba essere una persona fisica o possa essere anche una persona giuridica.

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