RISPARMIO TRADITO

Seat pg, al via la class action

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I piccoli azionisti della società promuovono un'azione per i danni patrimoniali subiti.

L’avvocato Ugo Scuro di Roma ha già raccolto centinaia di adesioni ed è sicuro che presto diventeranno migliaia. Sono quelle dei moltissimi piccoli azionisti di Seat Pagine Gialle che hanno deciso finalmente di unire le forze e di passare alle vie di fatto promuovendo una class action, un’azione giudiziaria collettiva contro i soci di maggioranza e gli amministratori della società, per chiedere il conto dei danni patrimoniali subiti nell’ultimo decennio.
PERDITE FINO AL 99%. La storia di Seat, azienda che dal 1925 pubblica gli elenchi telefonici e le Pagine Gialle, si è infatti trasformata da tempo in uno dei tanti casi di risparmio tradito all’italiana, dove i soci di minoranza hanno collezionato soltanto perdite da capogiro, superiori in molti casi al 99% del capitale investito.
ANNO 2003, L’INIZIO DEL DECLINO. Tutto ebbe origine nel 2003 quando Seat Pg venne ceduta da Telecom Italia a un gruppo di fondi di private equity: Bc Partner (poi uscito dal capitale), Investitori associati, Cvc Partner e Permira. Sin qui, nulla di eccezionale, se non fosse per un dettaglio tutt’altro che trascurabile: l’acquisto da parte dei fondi fu realizzato con il levereged buyout, un’operazione un po’ sofisticata, molto in voga nell’era della finanza creativa.
ACQUISIZIONE A DEBITO. Nello specifico, il levereged buyout si concretizza con la creazione di una società-veicolo, cioè di una scatola vuota che non ha nessuna attività dentro, ma che serve esclusivamente per assumere il controllo dell’azienda-preda. Questa scatola vuota, però, viene subito riempita di debiti, che sono poi utilizzati per finanziare l’acquisizione. Una volta perfezionato il passaggio di proprietà, la nuova controllate viene fusa con la controllata, alla quale porta in dote una pesante eredità: una montagna di debiti, gli stessi che sono serviti a coprire i costi della scalata. E’ un modo un po’ sofisticato per comprarsi un’azienda facendole pagare, seppur indirettamente, il prezzo della sua stessa acquisizione. Così è avvenuto per Seat Pagine Gialle e per molte altre operazioni di leveraged buyout. Nulla di illegale, sia ben chiaro. Tuttavia, l’avvocato Scuro e gli azionisti di minoranza di Seat Pg ritengono che i problemi della società siano iniziati proprio da questo marchingegno finanziario ben architettato.
TITOLO IN PICCHIATA. Dopo l’acquisizione, infatti, Seat ha iniziato a navigare a vista, arrivando a poco a poco sull’orlo del baratro, schiacciata da un indebitamento che ha toccato la soglia di circa 2,7 miliardi. Nel marzo scorso, è stata messa in cantiere una ristrutturazione del debito, che ha portato alla trasformazione di un prestito obbligazionario di Seat (il bond Lighthouse 8% in scadenza nel 2014) in azioni della stessa società. Le passività finanziarie si sono così ridotte di 1,3 miliardi ma i soci di di minoranza dell’azienda hanno ben poco da rallegrarsi: la conversione dei bond in azioni ha infatti diluito le loro quote, cioè ha fatto aumentare il numero dei titoli in circolazione, il cui prezzo si è ulteriormente inabissato, accelerando un lungo declino iniziato alle soglie del 2000. Circa un decennio fa, le azioni Seat Pg avevano infatti un valore superiore di almeno 150 volte rispetto a quello toccato in questi giorni a Piazza Affari, attorno ai 3 centesimi di euro. E così, i 300 mila piccoli azionisti della società hanno collezionato perdite da capogiro, tra 10mila e 50mila euro ciascuno, secondo quanto riportato dal senatore del Pdl, Stefano De Lillo, che su questa vicenda ha presentato di recente una interpellanza parlamentare al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e alla responsabile della Giustizia, Paola Severino.
FUORI LE CARTE. I promotori della class action adesso vogliono che la Consob e le autorità giudiziarie prendano in esame tutti i documenti dell’acquisizione di Seat, effettuata nel 2003 dalla cordata dei fondi. «Vogliamo verificare se quell’operazione, che ha fatto aumentare le passività della società, era sostenibile dal punto di vista finanziario», dice l’avvocato Scuro. In caso contrario, gli azionisti avranno diritto a essere risarciti. Il sospetto è infatti che i nuovi acquirenti abbiano portato dentro l’azienda un debito troppo grande e incompatibile con il business di Seat, bloccandone di fatto ogni prospettiva di sviluppo . “E’ la prima class action che viene promossa contro un’operazione di levereged byout” dice ancora Scuro, il quale ritiene che questa iniziativa possa rappresentare un precedente importante anche per i soci di molte altre aziende quotate in borsa, comprate “a debito” e riempite di oneri finanziari
CHI PUÒ ADERIRE. Alla class action su Seat Pg può aderire chiunque ritenga di aver subito un danno patrimoniale dall’acquisizione dell’azienda nel 2003. Si tratta dunque di un nutrito esercito di persone, rappresentato in gran parte da migliaia di piccoli azionisti che comprarono il titolo agli inizi del decennio scorso, quando Seat era una delle realtà più promettenti della new economy italiana e quando il business delle directory (cioè degli elenchi telefonici e delle informazioni commerciali via internet) sembrava destinato a viaggiare con il vento in poppa.
L’UNIONE FA LA FORZA. «Abbiamo scelto l’azione giudiziaria collettiva perché è uno strumento particolarmente adatto a tutelare i soci di minoranza di Seat, cioè un numero elevatissimo di persone, che hanno subito tutte lo stesso tipo di danno», dice ancora Scuro, il quale sta portando avanti la sua battaglia e la campagna di adesioni alla class action attraverso il sito dell’associazione di orientamento liberale, il Nuovo Mille (www.nuovomille.it). Unire le forze in tribunale, insomma, per gli azionisti coinvolti in questa vicenda sembra la mossa più giusta da fare, almeno secondo Scuro.
LA MANLEVA. L’avvocato romano è stato anche protagonista nei mesi scorsi di una dura battaglia nell’assemblea della società, tenutasi nel giugno scorso, dopo che il maxi-bond Lighthouse è stato trasformato in azioni Seat. Prima di perdere il controllo dell’azienda (finito in mano agli obbligazionisti Lightouse, per lo più investitori istituzionali) gli ex soci di maggioranza, (cioè 3 fondi Investitori associati, Cvc Partner e Permira), sono riusciti a far approvare un provvedimento di manleva, cioè un accordo che esonera gli amministratori da qualsiasi azione di responsabilità civile nei loro confronti. «Perché è stata chiesta la manleva», chiede polemicamente Scuro, «se i soci di maggioranza e gli amministratori ritengono di aver operato in completa trasparenza e nell’interesse dell’azienda?». Con l’avvio della class action, però, l’associazione Nuovo Mille vuole mandare all’aria tutto: se l’operazione con il levereged buyot del 2003 fosse dichiarata dannosa per i piccoli azionisti, i soci di maggioranza e li amministratori sarebbero infatti chiamati comunque a rispondere del loro operato, senza sconti o manleve per nessuno.

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7 Risposte a Seat pg, al via la class action

  1. antonio

    Volevo sapere come aderire alla Class Action. Qualcuno mi aiuta?
    Grazie

  2. FRANCESCO

    SONO UN PICCOLO AZIONISTA COME ADERIRE ALLA CLAS ACTION

  3. massimo

    …voglio aderire anche io…come si puo’ fare..?..

  4. Fabio

    Anche io sono interessato alla class action in quanto piccolo azionista cosa bisogna fare?

  5. Sergio

    Vorrei sapere come fare per aderire alla Class Action
    grazie

  6. Saruccio Cangelosi

    Vorrei informazione per aderire alla class action contro Seat Pagine Gialle. Grazie.

  7. claudio

    Vorrei informazioni dettagliate per aderire alla class action contro Seat Pagine Gialle. Grazie

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