ASSICURAZIONI

Unipol chiede a Fonsai un passo indietro

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Mandato a Cimbri per riportare l'operazione d'integrazione all'impianto originario.

Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol

Notte di negoziati. E si scopre che il grande nodo da sciogliere per chiudere la partita del riassetto di Fondiaria Sai non sono i tanto chiacchierati concambi. In una nota diffusa nelle prime ore del 6 giugno, Unipol ha fatto sapere di avre deliberato «di proseguire nel progetto di integrazione» con il gruppo Fonsai «dando mandato» all’amministratore delegato Carlo Cimbri di formulare una proposta «che riconduca l’operazione all’impianto originario del progetto di integrazione».
NON PIACE IL “RILANCIO” DEI LIGRESTI. A cosa si riferisce la nota? Alle integrazioni proposte da Fonsai lo scorso 24 maggio, nella controproposta sui concambi comunicata a Unipol. In particolare, Fonsai chiedeva il mantenimento in capo agli azionisti della compagnia dei Ligresti delle eventuali plusvalenze realizzate sulla cessione di immobili, il monitoraggio dei crediti strutturati della compagnia bolognese e la garanzia che il nuovo maxi-polo non avrebbe né ricapitalizzato né finanziato Unipol Banca.
Un rilancio che, quindi, non è stato gradito da Bologna.
I CONCAMBI PASSANO IN SECONDO PIANO. Fino al momento del rilancio operato da Fonsai, invece, l’unica questione che sembrava animare la dialettica tra le parti in causa erano i famosi concambi, ovvero l’assetto azionario che si sarebbe dovuto realizzare una volta compiuta la fusione a quattro con Milano e Premafin.  E la sensazione che si ha, frequentando gli ambienti vicini alla situazione, è che la distanza tra il 61,8% richiesto da Unipol e il 61% offerto da Fonsai fosse agevolmente colmabile.
La controproposta del 24 maggio, però, ha complicato il quadro, anche perché non è da escludere che le integrazioni proposte dai Ligresti, seppur ritenute “accessorie” dalla famiglia e dal board della Fondiaria Sai, possano indurre le autorità di controllo (Consob, Antitrust e Isvap) a riprendere in mano le carte e a valutare gli effetti di queste nuove clausole.
ANTITRUST E IL PARERE INVIATO ALL’ISVAP. Proprio il 5 giugno, l’Isvap ha ricevuto dall’Antitrust la bozza di provvedimento sulle misure che Unipol e Mediobanca dovranno assumere per sterilizzare gli effetti anticoncorrenziali derivanti dall’aggregazione tra la compagnia bolognese e il gruppo Fonsai.
I contenuti del documento non sono stati ufficializzati. Tuttavia, pare che il gruppo assicurativo che nascerà dall’integrazione Fonsai-Unipol sarà costretto a restare fuori dal “salotto” di Mediobanca. Fonsai dovrà impegnarsi a dismettere la partecipazione che detiene in Piazzetta Cuccia (3,86%, vincolato al patto di sindacato). Nel frattempo dovranno scattare i limiti all’esercizio del diritto di voto e di partecipazione al board della banca d’investimento.
Mediobanca, inoltre, aveva già concordato con l’autorità garante della concorrenza di alienare le partecipazioni nel nuovo aggregato che dovessero emergere suo malgrado rilevando l’inoptato degli aumenti di capitale cui Piazzetta Cuccia offre la garanzia. Così come, Mediobanca aveva deciso di impegnarsi a non convertire il subordinato da 1,1 miliardi sottoscritto da Fonsai.
Per parte sua, Fonsai si è impegnata a vendere entro fine anno le azioni di Generali che ha in portafoglio (poco meno dell’1%).
L’Isvap, che ha ricevuto la bozza del provvedimento dell’Antitrust, ha 30 giorni per esprimere il proprio parere.

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